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Marattin e Boschi varano Italia Viva: «Il Pd ci bloccava, ora si cambia»

L’ex assessore: vendita di Hera e meritocrazia erano vietati. La deputata invoca una scintilla: «Ma non morirò grillina»

Boschi, Marattin e Rosato a Ferrara varano Italia Viva

FERRARA. «Non ci sentirete mai dire una brutta parola contro il Pd», garantivano ai giornalisti Luigi Marattin e Maria Elena Boschi, poco prima dell’esordio del partito renziano Italia Viva a Palazzo della Racchetta, ieri pomeriggio. Nell’angusta sala che conteneva a malapena 150 persone («abbiamo sbagliato scelta ma l’evento era stato pensato a giugno» ha detto l’organizzatore Piero Giubelli), però, di concetti tellurici nei confronti della casa che avevano appena abbandonato, ne sono risuonati eccome. E l’applausometro della platea, con molti capelli sale-pepe e diversi «sono qui per osservare» (Roberto Mascellani e Paolo Bruni, tra gli altri), è schizzato in alto proprio su questi passaggi.

Gli affondi

Ha cominciato subito Piero Giubelli, candidato sindaco mancato dei civici, a presentare i Comitati civici fulcro organizzativo del partito, come «incubatore di una nuova classe dirigente: le elezioni comunali le ha perse ristretta cerchia di persone che ha monopolizzato il potere per 20 anni, con una commistione tra affari e politica». Alan Fabbri? «Molti dem lo hanno votato per un’alternativa, ma non ha cambiato nulla su holding, Sipro, azioni Hera, e l’opposizione è fatta di noiose punzecchiature».



Ettore Rosato, vicepresidente della Camera, ha spiegato così l’urgenza della scissione: «Zingaretti aveva spostato a sinistra l’asse del Pd: quando si nomina responsabile delle riforme istituzionali chi aveva capeggiato il Comitato No al referendum, o si mette sul palco per le tv la bandiera rossa...».

Italia Viva, però, s’impegnerà a «portare fino in fondo questo governo, la squadra M5s è diversa: Patuanelli al posto di Toninelli non è poco».

La fresca capogruppo alla Camera, Boschi, che pure ha chiarito di «non voler morire grillina: non credo a convergenze strutturali», si è presa gli applausi più forti con l’auspicio della «scintilla» innescata dalla nascita del nuovo partito. «Tanti ci chiedevano una nuova casa - ha descritto così il clima pre-scissione - e sono sette anni che le correnti Pd ci bloccano. Avere donne al vertice, come da noi, cambia le priorità: crescita, sostenibilità e salute sono le nostre priorità, magari su tante cose ci troveremo d’accordo con il Pd».

Marattin ha incendiato la platea con tutti i temi in cui, nel Pd soprattutto ferrarese, si è sentito in questi anni in minoranza, o tacciato di politiche di destra: «Tagliare il debito comunale, atto che redistribuisce il reddito ai più deboli, invece di pagare interessi alle banche; dare meno soldi agli insegnanti che leggono il giornale, come ho visto fare per anni; meritocrazia, e quella volta che l’ho detto in Consiglio comunale l’allora assessore Alberto Ronchi mi disse che “con la meritocrazia non ci sarebbe stato Einstein”: ancora mi chiedo cosa intendesse».

Nell’elenco delle eresie rinfacciate ci sono la forza del libero commercio, l’acqua pubblica («i sindaci già controllano con Atersir»), le azioni Hera in conflitto d’interessi («potremo fare un maxi-piano d’investimenti da 70 milioni in questa città») e pure un «gruppo dirigente locale pieno di rancore, sempre in competizione».

Regionali e Carife

Con i giornalisti, in precedenza, Boschi aveva confermato che «non presenteremo liste alle regionali, ma c’è impegno a sostenere Bonaccini: potrebbero entrare nostri candidati in una lista del presidente. La sfida è sempre battere Salvini». E in vista della contestazione sotto la Racchetta degli Azzerati, molto insistenti e rumorosi, Marattin aveva ricordato che «sono i salviniani ad aver promesso di tutto in campagna elettorale, mentre il loro governo non ha rimborsato un euro. Il risarcimento al 30% andrà avanti, resto dell’idea che chi ha ottenuto una sentenza favorevole, in tribunale o in arbitrato, abbia diritto al 100%».

Paron e gli altri

Tommaso Corradi, segretario Pd di Bondeno, e Simone Tassinari, coordinatore dem Alto Ferrarese, non sono nell’elenco dei dirigenti del nuovo partito ma lavoreranno ai comitati. Barbara Paron, invece, non era presente ieri («ero impegnata come sindaco a Vigarano Pieve, ho avvertito Marattin»), ma conferma l’ingresso e sarà alla Leopolda: «Porterò i temi della intermodalità e del testo unico sulla ricostruzione. Il Pd? È fallito il progetto maggioritario, Italia Viva è scelta in ottica proporzionale». —

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