Responsabilità civile, imprevisti in agguato. Chi paga per i danni di bimbi, cani e bici?

Il pedone investito condannato a pagare per la morte del motociclista è il caso limite, ma i risarcimenti sono frequenti 

FERRARA. La sentenza sulla morte di Nicola Coltelli, il ragazzo di diciassette anni rimasto ucciso dopo aver investito in motocicletta un pedone, ha posto un sigillo giuridico importante sulla tragedia di un giovane e della sua famiglia, e al tempo stesso ha messo in luce un aspetto che spesso resta ai margini delle cronache dei processi penali. Il pedone, finito sotto accusa per aver camminato sul ciglio della strada nella stessa direzione di marcia dei veicoli (vietata dal codice), è stato condannato anche a un risarcimento di 200mila euro, circostanza che a sua volta risulta illuminante circa la responsabilità civile per danni a terzi, e in particolare sulla copertura assicurativa non legata all’Rc auto.

«Il caso in questione - spiega l’assicuratore Giorgio Gnani, responsabile delle Generali di Copparo - vede un rovesciamento delle parti, in cui è la persona investita a essere responsabile della morte dell’investitore. Una vicenda particolarmente drammatica, ma in trent’anni di esperienza professionale ho trattato innumerevoli casi di danni a terzi non contemplati dall’Rc auto, che a oggi resta l’unica assicurazione obbligatoria. La maggior parte delle persone, circa il 60-65%, sottovaluta queste circostanze ; pensa eventualmente di risolvere il tutto in via amichevole, e invece siamo il paese degli avvocati, ed è molto più probabile di quanto si pensi trovarsi nella situazione di dover pagare risarcimenti anche importanti».


I casi. La casistica ricordata da Gnani è in effetti varia e vasta. Si va dalla signora che muovendosi incautamente all’interno di un negozio, urtò con lo zainetto un vaso di cristallo, e ripagò i costosi cocci con 300 euro. Oppure il bimbo che, giocando con un coetaneo, non seppe contenere la sua fanciullesca irruenza e ruppe il braccio al malcapitato compagno di giochi. Per non parlare dei disastri provocati dalle biciclette, in una città ad alto tasso di ciclisti, non sempre rispettosi delle regole, come Ferrara. Metti anche solo una bella strisciata alla portiera di un’auto.

Animali a rischio. Ma gli animali domestici non sono da meno. Si va dal gatto che con un balzo felino provocò a una signora una dolorosa caduta dalla bici, fino alla vicenda quasi boccaccesca del cane che mise incinta la cagnetta dei vicini, provocando una cucciolata fuori programma, e rendendo necessario un intervento per gravidanza extrauterina. Un flirt a quattrozampe costato ai padroni del mascalzone 300 euro di risarcimento per il fattaccio e altrettanti di cure veterinarie.

«La non obbligatorietà della copertura assicurativa dei danni a terzi per responsabilità colpose fa sì che solo una minima parte decida di tutelarsi - continua Gnani - Eppure con quote davvero irrisorie, anche poche decine di euro all’anno, c’è una copertura massimale fino a 300-400mila euro. Quasi sempre, invece, si cerca di correre ai ripari quando il danno è già fatto. “E adesso cosa si può fare?”, è la domanda che mi sento rivolgere di continuo. Ma ormai è tardi». Basta una circostanza banale, come un pavimento bagnato che provoca la caduta e il ferimento di una persona, per innescare una sequela di guai, e di costi ingenti, per una famiglia.

Cavilli e diffidenza. Un approccio simile, prosegue Gnani, c’è stato anche con il terremoto del 2012. «Dopo la prima scossa, molti si sono presentati per stipulare un’assicurazione, in quel momento impossibile perché la situazione era ancora in assestamento. Passata diciamo così l’emergenza, però, i più hanno lasciato perdere, affidandosi un po’ al fatalismo e un po’ alle probabilità, argomentando che l’ultimo sisma a Ferrara era avvenuto mezzo millennio prima».

A raffreddare i clienti interviene anche una strisciante diffidenza verso i cavilli che potrebbero essere opposti al riconoscimento del danno. «Purtroppo è vero, per colpa di pochi furbi che hanno fatto alzare l’asticella dei controlli da parte delle assicurazioni, si è creato questo clima. C’è la mentalità di tenere da parte un gruzzolo in banca per le emergenze, ma così non si fa altro che trasferire il rischio sul proprio patrimonio». —

Alessandra Mura

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