«Naomi poteva essere salvata». La procura riapre le indagini

Noemi Cavalieri, morta a 19 anni

La ragazza 19enne di Goro si sentì male sulla giostra alla Sagra di Bosco Mesola. A cinque anni dalla tragedia i legali presentano nuove prove e la procura ordina un’altra perizia sulle cause della sua morte

GORO. Era un giorno di festa, il 5 ottobre di 5 anni fa, alla Sagra del radicchio di Bosco Mesola: Naomi Cavalieri, una ragazza di 19 anni di Goro, salì con le amiche su una delle giostre del luna park, e poco dopo si sentì male. A nulla servirono i primi urgenti soccorsi, tantomeno quelli che arrivarono dopo decine di minuti: Naomi morì per quel malore che non le lasciò scampo, durante il trasporto in ospedale. Oggi, dopo una prima inchiesta già archiviata, la procura ha riaperto le indagini sulla sua morte su richiesta dei legali della famiglia di Naomi, Mirca Ferrari e Patrizia Micai.

Nuove prove


Il pm Stefano Longhi ha infatti ordinato una perizia medico legale, al tecnico Lorenzo Marinelli, per valutare se - come sostengono indagini difensive e nuove prove raccolte dai legali - Naomi Cavalieri poteva esser salvata se si fosse intervenuto prima. I legali e il loro medico legale, il professor Francesco Maria Avato, sostengono negli atti depositati e accolti dalla procura per la riapertura, che si sarebbe potuto fare di più per salvare Naomi. Dunque, la nuova indagine per omicidio colposo (nella formula, al momento “contro ignoti”), dovrà valutare se vi siano elementi concreti per affermare che la morte della ragazza poteva essere evitata se si fosse intervenuti in tempo. Circostanza che, tuttavia, la prima consulenza del tecnico della procura, lo stesso Marinelli, aveva escluso, affermando che comunque anche se i soccorsi fossero stati tempestivi non si sarebbe potuto evitare il decesso, per un evento così devastante e improvviso: e per questo si decise l’archiviazione.

Verifica in corso

Ora con nuove prove, nuovi rilievi, concreti, che il pool di legali e tecnico della famiglia Cavalieri hanno raccolto e portato all’attenzione della procura, è in corso questa nuova verifica giudiziaria. Tutto è legato ai risultati della consulenza medico legale: e solo nel caso questa dovesse accertare che si sarebbe potuto fare “qualcosa” di più, allora vi potrebbe essere una seconda fase nelle indagini per capire se “qualcuno” avrebbe dovuto farlo.

E qui si apre lo scenario che potrebbe coinvolgere, in ipotesi, gli organizzatori per le possibili carenze nelle misure di sicurezza all’interno dell’area della Sagra. Il pool legale della famiglia evidenzia che il defibrillatore - oggi presente un pò dappertutto - non c’era o non era utilizzabile. Poi, sulla base di testimonianze raccolte, è stato indicato che la ragazza era cosciente dopo il malore, e che se si fosse intervenuti prima per attenuare l’arresto cardiaco che poi l’ha stroncata, avrebbe avuto chance di salvarsi.

Fin dai primi momenti della tragedia, l’attenzione degli stessi familiari, prima, e dei legali, dopo, si concentrò sul fatto che alla Sagra del radicchio di quell’anno, 2014, non era presente un’ambulanza (venne inviata da Lagosanto e impiegò una quindicina di minuti) e una volta arrivata nell’area della sagra, ebbe difficoltà a raggiungere il punto in cui si trovava Naomi: per la troppa gente l’ambulanza dovette farsi strada a fatica, poiché non vi erano corsie di accesso o di fuga all’interno dell’area. E allora, spiegano gli avvocati Micai e Ferrari «la nostra richiesta è finalizzata a far chiarezza sulla tragedia, vogliamo dare risposte alla famiglia di Naomi Cavalieri: adesso, attendiamo fiduciosi gli esiti della riapertura indagine». —

Daniele Predieri

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