L'ira del ristoratore:  «Ho pagato i lavori e ora mi chiedono anche le tasse»

Protesta del titolare di Vento di Supa:  «Avevamo un accordo, esonero dal pagamento in cambio della sistemazione dell'area»

RO. Negli ultimi tempi, Vento di Supa, il ristorante – concept bar– luogo di ristoro della destra Po vicino a Ro è al centro di numerose discussioni per tasse non pagate al Comune, ora Riva del Po. Finora, però, i gestori della struttura non si erano rivolti in prima persona ai mezzi di informazione. Stavolta lo chef Michele Raccuia, che gestisce Vento di Supa con la moglie Federica, ci tiene a chiarire la situazione in prima persona. «Finora – ci dice – a chiamare i giornali sono stati i nostri clienti o altri. Ma ora è necessario chiarire, non si può non farlo in una situazione in cui siamo accusati di un grosso debito da parte dell’amministrazione comunale, senza spiegare meglio la situazione».

«In golena non arriva il gas, quindi dobbiamo utilizzare forni, piastre e fornelli elettrici. Servirebbero 60 kw di potenza e l’impianto ne fornisce 40. Per noi è un problema, ma andiamo avanti. Abbiamo una convenzione con il Comune, per la quale dobbiamo pagare il 100% del costo dell’acqua e il 50% del costo dell’energia elettrica. Il Comune, però, ci chiede di pagare il 50% della bolletta. E questo significa che dobbiamo pagare anche una parte di Iva e di oneri, che non possiamo scaricare. E, almeno l’Iva, non dovrebbe essere un costo. Ma andiamo avanti».

«Noi abbiamo investito molto, in strutture e attrezzature aggiunge -; lo abbiamo fatto perché ci credevamo. Abbiamo anche chiesto di avere intestato il contatore, ci è stato risposto che era un problema e comunque un’operazione costosa. Ad un certo punto ci hanno detto che avevamo un debito di 18mila euro. Noi eravamo pronti a pagare. Poi ci fu il discorso del possibile allagamento della struttura in occasione delle piene del Po: ci era stato garantito che il Comune avrebbe provveduto alle protezioni, ma ci dissero che era un’operazione da circa 100mila euro secondo le prime indagini. Facemmo notare che avevamo trovato una soluzione da 25.000 euro, ci dissero che era fattibile e in questo modo avremmo potuto compensare il debito, con delibera comunale del novembre 2017 che prendeva atto della maggiore rapidità di un intervento privato rispetto a uno pubblico. Intervenimmo, con successo, anticipando la cifra... ora il Comune ci dice che quei soldi non eravamo autorizzati a spenderli o, meglio, che il Comune non poteva autorizzarci a spenderli. Sottolineiamo che l’attuale sindaco Zamboni era in giunta (anche se assente al momento di votare la delibera, ndr) quando ci autorizzarono ed è sindaco ora, quando ci dicono che non eravamo da autorizzare. Ora abbiamo un ristorante da 20mila coperti in un anno che, probabilmente, a causa di questi “malesseri” saremo costretti a chiudere a fine dicembre. Ma prima di farlo la lasceremo nelle condizioni in cui la trovammo, come dice chiaramente la concessione: i martelli pneumatici sono già pronti. Dispiace che un’esperienza come questa abbia un destino simile».