Ferrara, il Premio Estense a Francesca Mannocchi

Premiato il suo  “Io Khaled vendo uomini e sono innocente” che racconta la tragedia della Libia e della tratta dei migranti

FERRARA. E' la giornalista Francesca Mannocchi, con il libro “Io Khaled vendo uomini e sono innocente” (ed. Einaudi), la vincitrice dell'Aquila D'oro della 55ª edizione del Premio Estense, che si è svolta a Ferrara. Mannocchi ha conquistato il riconoscimento questa mattina (28 settembre) alla terza votazione imponendosi sul concorrente più vicino (Alberto Mingardi, con "La verità, vi prego, sul neoliberismo. Il poco che c'è, il tanto che manca", ed. Marsilio) grazie ai 25 voti necessari per superare di misura il quorum (24).

Staccati di parecchie preferenze gli altri due libri in lizza: "Marchionne lo straniero. L'uomo che ha cambiato per sempre l'industria mondiale dell'auto (ed. Rizzoli) e "Il Borghese. La mia vita e i miei incontri da cronista spettinato" (ed. Mondadori), di Vittorio Feltri, l'unico autore, dei quattro, che ha disertato l'appuntamento mattutino e il voto della giuria tecnica e popolare.

Fin dalla prima chiamata la sfida fra i due testi in cima alle preferenze si è delineata con una certa chiarezza: alla prima chiamata Mannocchi si è fermata a 21 voti (per le prime due votazioni serviva una maggioranza qualificata di 31), Mingardi ha raggiunto i 14; la seconda si è conclusa con una avvicinamento fra i due libri (22 per il volume di Mannocchi, Mingardi è salito a 18). Alla terza i voti per Bricco e Feltri sono confluiti su Mannocchi e Mingardi si è fermato a 18 (Bricco 1, Feltri 0, un astenuto).

«Ho raccontato la tragedia della Libia e della tratta dei migranti cercando di immettere umanità ed emozione in fatti che compongono un mosaico molto complicato e che spesso presenta aspetti molto contraddittori. Per questo motivo, anche stando sempre dalla parte delle vittime, ho scelto un protagonista che non trasmette empatia, un colpevole».

Un po’di discussione ha suscitato fra i giurati il contenuto del libro, giornalistico nell’esposizione dei fatti ma steso sotto forma di romanzo. Alla fine, però, soprattutto da parte della giuria popolare, la scelta è stata piuttosto netta a favore del testo di Francesca Mannocchi. Mingardi ha accettato il verdetto con garbo: «I giurati hanno espresso con chiarezza il loro parere. Quello che ho scritto è un libro lungo e tecnico, che può sembrare non immediatamente accessibile al lettore. Ma, ascoltando i commenti e le posizioni dei giurati, mi ritengo contento di ciò che ho sentito».