I ragazzi morti nell'incidente a Vigarano: un’amicizia nata tra le corsie del Tosano

I tre ragazzi deceduti, assieme al giovane sopravvissuto e ora indagato per omicidio stradale erano sempre insieme, al lavoro e fuori. I genitori di Miriam davanti al platano dove si è schianta l'auto: «Aveva la vita tra le mani». A Santa Maria un dolore senza fine per Giulio, che sognava un futuro tutto suo. E Salara addolorata e incredula piange il suo Manuel

Tragedia a Vigarano, il saluto dei colleghi del Tosano

FERRARA.  Continuare a lavorare con il cuore spezzato dal dolore e la mente che non può permettersi di andare altrove. È stata una giornata devastante per i dirigenti e i dipendenti dell’Iper Tosano di Ferrara, quella di sabato. Tre colleghi giovanissimi sono morti venerdì notte in un incidente stradale ed un altro, Enrico Felloni 24 anni di Ferrara, si trova in ospedale. Giulio Nali, di 28 anni, di Occhiobello; Manuel Signorini, 23 anni, di Salara (Rovigo), e Miriam Berselli, 21 anni di Ferrara non ci sono più: un’amicizia bella e importante la loro, nata proprio tra le corsie dell’ipermercato quando due anni fa sono stati chiamati e poi assunti perché «bravi, seri e pieni di voglia di lavorare».

Miriam Berselli. Arrivano davanti al platano, lo guardano, si stringono tra loro. Il papà di Miriam, Alberto Berselli si mette le mani agli occhi, non riesce nemmeno a parlare: «Non posso crederci, non riesco a dir nulla sono sconvolto, la mia bambina non c’è più, quando muore un figlio... Credo che tutti i papà possano capire». Il nonno di Miriam, Giorgio Rivelli, si guarda attorno, osserva la strada, la traiettoria lasciata dai segnali di vernice del sopralluogo della notte da parte dei carabinieri e il solco lasciato sul ciglio. 

Le tre vittime: Giulio Nali, Miriam Berselli e Manuel Signorini

E poi quel platano, appena scalfito, contro cui è finita la macchina alle prime ore di sabato dove c’era sua nipote. Sussurra sconsolato: «Avevano la vita in mano » e lo ammette, lui stesso: «queste sono le solite stragi del sabato sera». Era tanto tempo che non si registrava una tragedia di questa portata, nel Ferrarese, con così tanti giovani morti nello stesse incidente. E venuto qui sul posto, il nonno a Vigarano Mainarda, all’uscita della curva che la notte scorsa ha portato fuori strada il ragazzo che guidava: «Non so se andasse forte o meno, non lo so, so che mia nipote aveva 21 anni».

Miriam Berselli era una ragazza come tante di questa età: studi, lavoro, amici. Aveva studiato qui in città, prima all’istituto Navarra, poi un lavoro, come cassiera dall’IperTosano da un paio d’anni. Una ragazza di cui fidarsi, come la ricorda la mamma, Monica Rivelli: «Era una ragazza con la testa sulla spalle, era brava, era bella», non riesce a dire di più. Anche lei, è arrivata qui da davanti al platano, osservandolo, sostenuta dal compagno e dalla madre, la nonna di Miriam, che le è stata accanto. La sorregge e trattiene la commozione lei stessa: «Non auguro a nessuno di ricevere la telefonata che abbiamo ricevuto noi questa notte. Non ci sono parole per spiegare, per dire qualsiasi cosa».

È quasi un pellegrinaggio di tutti i familiari di Miriam, che sono stati invitati nella mattinata in caserma dei carabinieri a Vigarano Mainarda, per capire, per gli atti che seguono ogni tragedia. Erano stati poco prima in camera mortuaria e anche qui, a sostenerli gli addetti della Polizia del Sant’Anna, con molto tatto, delicatezza come i carabinieri sul posto, davanti a quel platano. Ci sono anche i colleghi dell’IperTosano, qui sul posto. Uno di questi è una guardia giurata, un vigilantes che lavorava con Giulio Nali: anche lui guarda, allarga le braccia, non capisce. Ci sarà tanto da capire per chi dovrà fare indagini, perizia e processi. Ma adesso resta l’incredulità dell’ennesima tragedia. In questo punto che i cittadini di Vigarano Mainarda hanno sempre segnalato per la sua pericolosità, un punto, in quella doppia curva, dove se non si conosce la strada, si è disattenti, c’è l’insidia di quei platani di oltre un metro di diametro.

Uno dei residenti fa l’elenco degli incidenti, delle recinzioni abbattute e anche delle croci (i decessi in incidenti stradali che si sono susseguiti) rimaste sulla strada. «Guardate più avanti, il secondo platano, è ancora sbucciato dal precedente incidente e lì sotto ci sono muretto e recinzione abbattuti». Alla base del platano, la mamma di Miriam, raccoglie pezzetti di plastica, sono i resti della macchina rimasti sul posto: li tiene nel palmo della mano ed è come se li accarezzasse: un gesto, che parla più di mille parole. 

Giulio Nali aveva 28 anni ed era il più grande della comitiva. Lavorava all’Iper Tosano come vigilante, ormai da due anni. Era puntuale, serio, «bello come il sole», come ha detto una delle vicine di casa. Giulio era figlio unico ed abitava con i genitori in una villetta nella zona residenziale di Santa Maria Maddalena. «Era il loro gioiello, la loro ragione di vita», continua la donna con i capelli grigi e le lacrime agli occhi che abita in qualche casa più in giù. La casa ha il cancello aperto, il giardino perfetto e tutto quell’ordine sembra quasi fatto apposta per nascondere il dolore lancinante di quella madre e di quel padre che in un attimo hanno perso tutto.

La famiglia Nali è molto conosciuta a Santa Maria. La mamma di Giulio ha una merceria, la Punto Rosa in via Eridania, dove spesso va anche il papà. Ieri mattina i due erano soli in casa, chiusi dentro. Lui si è affacciato alla finestra scostando la tenda bianca, è uscito sul pianerottolo ed è sceso fino a metà del vialetto che porta in casa: «Scusate, non posso. Non riesco davvero a dire niente». Chiedere è sempre difficile, ci sono delle volte in cui si vorrebbe essere altrove, soprattutto quando dall’altra parte si trovano persone che riescono ad essere gentili nonostante tutto. E in questo caso il tutto è impossibile da sopportare.

Giulio Nali ha passato la sua vita a Ferrara. Ha frequentato il Liceo scientifico Roiti e si è poi iscritto al corso di Radiologia all’Università degli Studi di Ferrara. Il calcio è sempre stata la sua grande passione e negli ultimi anni ha giocato nella squadra del Barco. Quando ha saputo che Iper Tosano cercava vigilanti per il negozio di Ferrara, ha mandato il curriculum, ha fatto il colloqui ed è stato subito preso. E tenuto. Nel suo lavoro era puntualissimo, non ha mai avuto un richiamo, non è mai arrivato un giorno in ritardo. Proprio sul lavoro ha conosciuto gli altri ragazzi, tutti dipendenti dell’iper, con cui ha iniziato a passare buona parte delle sue giornate. Loro all’interno, lui come addetto alla sicurezza. Aveva studiato Giulio, era un ragazzo modello. Il lavoro al Tosano gli piaceva, aveva frequentato dei corsi per poter entrare nella vigilanza, cambiando nettamente percorso rispetto a quello iniziale. Gli piaceva divertirsi, uscire con gli amici anche se il tempo era poco e lo faceva solo nelle sere prima del giorno libero o quando i turni glielo permettevano. Era prudente, molto. Un ragazzo con la testa sulle spalle, motivo di orgoglio per la sua famiglia e punto di riferimento importante per i suoi amici.

Giulio Nali era dipendente dell’Iper Tosano. Il negozio ha infatti il suo servizio di vigilanza, non usa ditte esterne. Il 28enne era stato assunto poco dopo l’apertura a Ferrara, un lavoro che gli piaceva moltissimo e che gli aveva dato anche quella stabilità che permette di fare progetti. Viveva ancora con i suoi, ma agli amici ha detto che avrebbe voluto un appartamento suo. Era coccolato ed amato, i genitori non gli hanno mai fatto mancare niente anche perché ha portato a casa sempre grandi soddisfazioni. «Quando ha iniziato a lavorare qui era entusiasta – dicono di lui –. Aveva trovato la sua dimensione, in un posto vicino casa e circondato da persone che gli piacevano molto. Prima del turno o subito dopo ci trovavamo al bar, andavamo a fare uno spuntino e due chiacchiere. C’era la gioia nei suoi occhi, non è possibile che non ci sia più». Amici e colleghi stanno cercando il modo giusto per ricordare lui e gli altri ragazzi, e nei prossimi giorni prepareranno qualcosa in loro memoria.

 

Manuel Signorini. Rabbia, dolore ed incredulità a Salara per la prematura scomparsa di Manuel Signorini, 23 anni, morto la scorsa notte in un incidente a Vigarano Mainarda. Sono bastati pochi attimi ad infrangere i sogni di un giovane ragazzo e della sua famiglia risvegliata all’alba dai carabinieri. Manuel, dopo una serata con i colleghi dell’ipermercato Tosano, non ha più fatto ritorno a casa da mamma Susanna, papà Sauro e dalla sorella Elena.

Dopo il diploma a Badia Polesine Manuel aveva trovato impiego al Tosano di Ferrara, dove aveva legato con i colleghi diventati un bel gruppo di amici con cui condividere momenti spensierati e con cui ha condiviso purtroppo anche l’ultima serata, oltre a lui infatti hanno perso la vita Giulio Nali e Miriam Berselli. Manuel da piccolo ha frequentato la materna e le elementari a Bagnolo e le scuole medie a Trecenta, è stato dunque poco in paese. la sua passione Talento nel calcio, aveva giocato nel settore giovanile del Legnago, poi a Badia e a Lendinara con l’Union Vis.

Per un periodo ha militato anche nel Salara in seconda categoria. Manuel non aveva forti legami nel paese di residenza, non avendo frequentato qui le scuole, ma capitava spesso di vederlo a bordo del suo skateboard di cui era un grande appassionato. Nei mesi invernali si divertiva anche a fare snowboard. Particolarmente legato alla sorella maggiore Elena, 28 anni, dottoressa in economia che lavora in uno studio contabile di Lendinara. I genitori Sauro e Susanna, originari rispettivamente di Calto e Casale di Scodosia, entrambi operai, hanno dedicato la loro vita ai figli, crescendoli con amore e dedizione. Una famiglia per bene, molto riservata e accomunata dalla passione per i cani, in particolare i rottweiller. Il padre Sauro infatti è conosciuto anche per essere un ottimo addestratore e allevatore. Tra i tanti a piangere Manuel sui social e a stringersi in un abbraccio virtuale alla famiglia, rompe il silenzio anche la sorella Elena con un post straziante «Era il mio fratellino…Mio Dio, mi sento morire…Manuel perché ci hai lasciato così? 

Il Tosano. Ha il volto bianco, tirato e fa fatica a parlare il direttore del negozio, Paolo Osti. Avrebbe forse voluto chiudere, dire ai suoi dipendenti di andare a casa ma «abbiamo saputo questa mattina (ieri, ndr) – spiega mentre sistema carte e fascicoli –. Erano tutti dipendenti modello, questa è una tragedia e il dolore non ha fine». Quando le forze dell’ordine hanno ufficializzato i nomi delle vittime, l’ipermercato era già aperto, all’interno si stava lavorando. Impossibile decidere di non aprire, come anche di fermarsi per qualche tempo. Chiuderanno il giorno dei funerali.


«Non ho parole, non posso averle...non se ne trovano mai di giuste – chiude Osti –. Giovanissimi, erano giovanissimi».

Le telefonate. I colleghi ed amici dei quattro ragazzi hanno letto la notizia sui siti. «Ero ancora a letto, ho il turno pomeridiano, quando mi ha telefonato un’altra ragazza che lavora con me – dice incredula Federica –. Non ho capito più nulla, mi si è annebbiata la vista. Le avrò chiesto di ripetere i nomi cento volte. Ho visto Miriam venerdì sera, ha smontato alle 20 come me. Ho impresso nella mente il suo sorriso, la sua allegria era contagiosa. I clienti la adoravano: era fissa alle casse ed aveva sempre una parola gentile per tutti».

Giulio, Manuel, Miriam ed Enrico erano molto amici. Un gruppo affiatato, che si trovava spesso per uscire. «Avevano la stessa età, hanno legato subito ed essendo poi stati assunti hanno formato una piccola famiglia. Non ci crediamo ancora, non sarà facile andare avanti».

Il collega. Giulio Nali era nella vigilanza, assunto direttamente dall’ipermercato. Matteo è uno amico, un collega con cui divideva buona parte della quotidianità. «Una doccia fredda – dice stretto nella divisa mentre controlla con occhio attento –. Era un ragazzo d’oro, come anche tutti gli altri. Sappiamo ancora poco, anche della dinamica: dobbiamo lavorare, non possiamo permetterci distrazioni. Ma abbiamo il cuore spezzato».

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