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Vigarano, schianto nella notte: tre ragazzi morti. Salvo solo chi guidava, aveva bevuto

L’incidente sulla via per Cento dopo una serata trascorsa in un locale, lavoravano assieme all’Iper Tosano di Ferrara

Tragico incidente a Vigarano Mainarda, muoiono tre giovani

VIGARANO MAINARDA. È l’ultima curva per uscire da Vigarano Mainarda, sulla via per Cento, costeggiata da platani: la notte scorsa, alle 2.20, la stavano percorrendo quattro ragazzi sulla stessa auto, dopo essere appena usciti dal risto-disco Spirito, per una serata a tema, l’Usbar, dove si mangia, si balla, si ascolta musica e si beve. All’improvviso, l’auto una Mazda 3 perde aderenza, forse anche per la pioggerellina, la stanchezza, una distrazione. Il ragazzo alla guida, Enrico Felloni, ferrarese, 24 anni, non riesce a tenerla all’uscita della curva, ci prova, rientra ma le ruote strisciano sul ciglio alla destra, sull’erba, poi lo schianto, contro il primo platano, senza tracce della minima frenata: ed è una strage.

Ragazzi giovani. Muoiono in tre, ragazzi tra i 21 e i 28 anni, tutti colleghi di lavoro, all’interno dell’ipermercato Tosano, come Enrico Ferroni. Muoiono Giulio Nali, 28 anni, di Santa Maria Maddalena, addetto alla sicurezza; Manuel Signorini, 23 anni, di Salara (Rovigo), addetto alle corsie e Miriam Berselli, 21 anni di Ferrara, che faceva la cassiera nell'ipermercato.

Muore sul colpo il ragazzo che era davanti, quelli dietro moriranno poco dopo all’arrivo dei soccorsi. È una strage, e non lo nasconde Giorgio Rivelli, il nonno di Miriam, arrivato ieri mattina davanti a quel platano: «Avevano la vita in mano, è la solita strage del sabato sera». Il ragazzo che guidava, Felloni, diranno poi i test, aveva un livello di 1.30 di alcol nel sangue, troppo rispetto alla regola, a quello 0.50 che occorre rispettare: lui è l’unico sopravvissuto, è ricoverato all’ospedale di Cona e nello schianto che ha disintegrato la parte anteriore della macchina ha riportato ferite lievi, solo per 7 giorni di prognosi.

Omicidio stradale. Carabinieri e procura lo hanno subito indagato per omicidio stradale, plurimo. Ed ora gli inquirenti hanno ordinato le autopsie sui corpi dei tre ragazzi e attivato le prime indagini, anche se c’è ben poco da scoprire di questo schianto che ha lacerato la notte nella zona dell’incidente. «Ho sentito quel rumore, immaginavo una fuoriuscita - spiega un ex infermiere del 118 in pensione che abita di fronte al punto dell’impatto, lui che in 40 anni di servizio d’emergenza ne ha viste tante -. Sono sceso per vedere cosa era successo, ma non immaginavo quello che ho avuto davanti agli occhi». Gli altri abitanti della zona avevano subito chiamato i soccorsi. Il ragazzo che era alla guida era riuscito da solo ad uscire dalla parte anteriore, la sua, e sotto choc non capiva cosa era accaduto. Al suo fianco, il passeggero lato guida, è morto sul colpo nell’impatto micidiale contro il tronco del platano: che l’auto ha colpito in diagonale, devastando la parte del passeggero, fianco guida. Un impatto impressionante che ha spaccato tutto, tranciato il piantone: «Non ho mai visto nulla del genere - spiegava il titolare dell’Officina Fratelli Mellara di Vigarano che ha poi recuperato l’auto, depositandolo nella sua autorimessa a disposizione della procura - Il cerchione e il semiasse della parte anteriore (l’asta delle ruote) sono stati tagliati, davvero devastante l’impatto».

Dietro è integra.  La parte dietro dell’auto, invece, è integra. I due ragazzi che erano dietro, se avessero avuto le cinture forse avrebbero potuto attenuare l’impatto: cinture che - pochi lo sanno - sono obbligatorie anche per chi occupa i sedili posteriori, ricordavano ieri gli stessi inquirenti. Li hanno trovati qui, agonizzanti i soccorritori, i vigili del fuoco che li hanno estratti dall’abitacolo e poi i sanitari del 118: tre ambulanze e poi l’elicottero notturno atterrato poco distante allo stadio. Ma non c’era più nulla da fare: solo per il ragazzo alla guida, Enrico Felloni trasferito all’ospedale ed ora tenuto sotto controllo, più che altro dal punto di vista psicologico, dopo la tragedia, dopo la morte dei suoi tre amici. E che dovrà affrontare, purtroppo, tutti i gravissimi strascichi giudiziari che seguiranno alla tragedia.

Tutto era cominciato nella serata di venerdì: i quattro, tutti colleghi di lavoro, lavoravano all’ipermercato Tosano. Chi aveva staccato da poco, alle 8 di sera, come Miriam Berselli, chi non era di turno, chi si era aggregato: una compagnia di 4 amici sempre insieme, non solo al lavoro. Si ritrovano e partono per Vigarano sulla stessa auto che Enrico aveva comprato da non tanto. Qui c’è l’evento inaugurale, l’Usbar, dove si balla, si mangia, si beve. L’orario fissato per l’evento va dalle 21 alle 3. Loro escono poco prima. E alle 2.20 sono già in auto, per tornare a Ferrara.

All’uscita del locale. Il locale (in via Rondona) dista una manciata di chilometri al punto dell'impatto: chissà stanchezza, quell’alcol in corpo, un colpo di sonno e quella pioggerellina che rende insidioso il fondo stradale. I ragazzi arrivano alla semicurva, l’auto sbanda, è fuori controllo: poi lo schianto. Per terra restano pochi detriti, già raccolti nella notte da soccorritori e vigili del fuoco intervenuti con diverse squadre, da Ferrara e da Bondeno.

Non ci sono altri segni, a parte la vernice rossa delle tracce della fuoriuscita e la corteccia appena scalfita di quel platano. —