Picchiata a sangue dal convivente Tre anni di paura prima della denuncia

L’uomo bloccato e arrestato dai carabinieri. Il Centro Donna Giustizia: «La vittima ci chiami, la possiamo aiutare»

Per tre anni ha subito in silenzio botte e umiliazioni. Più volte il convivente l’ha picchiata selvaggiamente, con pugni in faccia e in testa, ma per tutto questo tempo lei, una donna originaria dell’Est Europa, ha taciuto, non ha denunciato, non è nemmeno andata al pronto soccorso tanto e tale era il terrore nei confronti del suo compagno-aguzzino.

L’inseguimento


Fino a martedì, quando al culmine dell’ennesima esplosione di violenza ha temuto per la sua vita. Dopo averla percossa, l’uomo l’ha inseguita fino in strada. Ed è stato allora, durante la sua fuga disperata, che è riuscita a chiamare il 112 e chiedere l’intervento dei carabinieri. Appena in tempo. Al loro arrivo, poco dopo le 12.30 in una palazzina del quartiere Gad, i militari del Norm di Ferrara hanno trovato la vittima in lacrime, dolorante, con un occhio nero e le labbra gonfie. L’uomo, B.N., un tunisino di 47 anni che vive di espedienti e aveva già qualche precedente di polizia, alla vista della pattuglia aveva già desistito dal rincorrere la donna, per cercare scampo risalendo le scale del condominio, su fino all’ultimo piano dove, ormai in trappola, ha tentato di sottrarsi alla cattura spintonando e aggredendo i carabinieri.

Bloccato, l’uomo è stato arrestato in flagranza per maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale, con applicazione della legge “Codice Rosso”. È stato portato nella camera di sicurezza della caserma di via Carmine Della sala, in attesa della direttissima.

La vittima è stata accompagnata all’ospedale di Cona, dove le sono state riscontrate lesioni al volto e un lieve trauma cranico. Ne avrà per sette giorni, ma poteva andare peggio se non avesse fatto in tempo a chiamare i carabinieri. E una volta dimessa è rimasta ferma nei suoi propositi e, vincendo la paura, ha denunciato l’uomo.

«La nostra associazione fornisce aiuto e sostegno alle donne vittime della violenza», ricordano le operatrici del Centro Donna Giustizia di Ferrara, invitando la vittima a contattare il centro allo 0532 247440. Dopo la denuncia, per cercare di uscire da una situazione non solo dolorosa, ma anche pericolosa, c’è infatti bisogno di un supporto, e di un posto sicuro dove stare.

L’anno scorso, attraverso il progetto Uscire dalla violenza, sono state accolte 290 donne, di cui solo poco più della metà (il 56%) ha un lavoro, e il resto è senza reddito. Nel caso specifico, a quanto risulta, l’uomo viveva di espedienti, spesso al margine della legalità, mentre lei arrotondava con impieghi saltuari. I dati del Cdg di Ferrara sottolineano infatti che solo il 40% delle donne prese in carico ha un reddito sufficiente. Responsabili della violenza sono, il partner (47%) o l’ex (26%), per un totale del 73%

Lotta alla violenza

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia, quella degli uomini che di questi impulsi violenti cogliono liberare, e riprendere il controllo di sé.

Il Centro Uomini Maltrattanti, interviene il presidente Michele Poli, attualmente sta seguendo una ventina di casi. «Alcuni sono detenuti, che escono con un permesso dal carcere per seguire il percorso terapeutico. Una pratica che, peraltro, non è obbligatoria».

La legge sul Codice Rosso prevede infatti la possibilità, ma non l’obbligo, per i condannati per reati sessuali, maltrattamenti in famiglia o atti persecutori, di seguire un trattamento psicologico in enti e associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero sociale.

«Già in passato - conclude Poli - avevamo organizzato percorsi di “riabilitazione” in carcere per uomini violenti, grazie ai fondi messi a disposizione con un bando. Una volta esaurite le risorse, però, non siamo stati in grado di proseguire con questa esperienza».—

Alessandra Mura

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