«Prima libera il mio ex e poi vuole proteggermi Lo Stato deve correggere le storture delle leggi»

Lucia Panigalli al Senato alla Commissione contro i femminicidi E lo sconto pena dell’ex compagno finirà alla Corte Costituzionale  

L’appello

Ormai il suo caso non è più solo giudiziario, televisivo o giornalistico dopo la ribalta mediatica di queste settimane: lo sa Lucia Panigalli, la donna 60enne ferrarese che l’ex compagno ha tentato di uccidere per ben due volte in questi ultimi 10 anni.


Gli appuntamenti

Perché adesso le storture giudiziarie emerse nel percorso di processi e provvedimenti mancati che l’hanno vista vittima, finiranno alla Corte Costituzionale e davanti alla Commissione d’inchiesta del Senato contro i femminicidi: «Martedì prossimo sarò ascoltata e allora parlerò di tutte queste storture, non di cosa mi è accaduto ma dei motivi per cui lo Stato doveva impedire che accadesse». Per colpa di tanti i buchi normativi. Che lei stessa li sintetizza così.

«All’inizio di tutto, l’aggressione non fu riconosciuta come tentato omicidio ma solo lesioni, poi con la sentenza il mio ex compagno fu condannato ad 8 anni 4 mesi che non ha scontato». Mauro Fabbri è stato liberato nel luglio scorso, in anticipo, 570 giorni di carcere di sconto pena per buona condotta, mentre dalla cella progettava e pagava il secondo tentato omicidio di Lucia Panigalli: proprio su questo fatto - «assurdo che sia accaduto in una paese civile», sottolinea lei - ieri il Tribunale di Sorveglianza si è riunito per decidere la revoca chiesta dalla procura generale di quel “premio” di quasi due anni che potrebbe far tornare in carcere Fabbri. I giudici si sono riservati la decisione, ma come è emerso all’udienza di ieri, il caso potrebbe finire alla Corte costituzionale poiché si rileva un vuoto normativo sulla revoca, che scatterebbe solo se in caso di condanna a posteriori del detenuto, e non in caso di assoluzione come accaduto a Fabbri. «Sì, assolto, ed è questa la prima tra le lacune, perchè l’impossibilità di condannare qualcuno per l’intenzione di commettere un reato è previsto dall’articolo 115 del codice penale. Questo si deve cambiare, altrimenti passa il principio per cui una persona può fare tutto quello che vuole per uccidere qualcun altro e poi essere assolta perchè non l’ha messo in pratica: così il mio ex compagno è stato assolto, è assurdo». «Assurda - riprende - anche la mancata comunicazione tra tribunale sorveglianza e magistrati, che poteva impedire che un detenuto che ordini un tentato omicidio dalla cella, poi venga premiato per buona condotta: cose gravissime. E io continuo ad essere tra l’incudine e il martello, non so più dove girarmi».

Ma Lo Stato è in difesa

Ma il suo ex compagno le ha chiesto scusa, detto di star tranquilla, ha ancora paura? «Per quattro volte ha chiesto scusa in questa vicenda, anche pochi giorni fa: l’ho ritenuto strumentale, oggi sono anche io sgamata e il suo è stato un tentativo grossolano, un autogol, anzi gli vorrei dire...».

Lo dica: «Caro Mauro io non ce l’ho con te, non ti odio non ho nessun rancore, ma devo parlare di questa vicenda, spiegare come sono arrivata, involontariamente, a far emergere queste lacune. E sia ben chiaro che adesso ho veramente paura per la mia vita: ci sono sempre i carabinieri al mio fianco, ma quando non ci sono...» .

Sospira e “spara”: «Anche questa è un’assurdità, ringrazio i carabinieri, non lo Stato che si arrende davanti alla incapacità di risolvere questa situazione: mette in libertà un uomo pericoloso e pensa poi a proteggermi. Lo Stato non può giocare in difesa, mettendomi sotto protezione: è un atteggiamento perdente». —

Daniele Predieri

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