«È tutto pazzesco ma plausibile. Senza coming out perdi la testa»

Flavio Romani, anima storica Arci Gay: «Dillo e sarà tutto più facile. Non ci si può sempre nascondere e sentirsi in colpa: non si ragiona» 

FERRARA. «Ci sono sospetti che il tipo scappato non volesse far sapere del suo orientamento sessuale? È pazzesco, sono choccato da questa ipotesi, ma è del tutto plausibile che sia andata così». Flavio Romani, ferrarese, anima storica dell’Arci Gay anche nazionale, pochi giorni fa tra i promotori di un convengo qui in città sul coming-out, al telefono si interrompe, è turbato. E spiega: «Sono davvero sotto choc. Perché, attenzione, se una persona non ha fatto coming out, quel dichiararsi di cui parlavamo venerdì scorso, e ha dentro di sé ansie e paure perché non vuole assolutamente che nessuno sappia del suo orientamento sessuale, appena intuisce che la sua condizione possa venire scoperta, non capisce più niente, nemmeno la gravità di ciò che sta facendo. C’è una persona che sta morendo e fai di tutto per ritirarti, fai azioni del tutto irrazionali». È l’ipotesi degli inquirenti. «Non so se sia andata così, ma sta in piedi: la vittima ha 50 anni e forse chi è scappato è un coetaneo.

Può essere, queste generazioni in qualche modo sono portate a nascondere molto di più dei ragazzi: quello di evitare qualsiasi rischio di essere scoperti è tipica delle generazioni di decenni fa». Parliamo di omissione di soccorso, gli inquirenti sono stati molto neutri su questa ipotesi. «Se non superi le ansie, tutto ti rimane dentro e si aggrava sempre più, con momenti di panico come quello lì non riesci più a ragionare. Una volta se ne parlava in modo più sguaiato, segno dei tempi che stanno cambiando: fosse successo trent’anni fa si parlerebbe del torbido giro gay, e del chissà cosa avranno fatto. Siamo andati avanti».


Cosa si sente di dire a chi ha abbandonato quell’uomo morente? «Di questa persona non dico che sia cattiva o vigliacca, perché non ragioni quando l’unica cosa che ti interessa è non essere sospettata di essere omosessuale. Mi sento di dirgli di presentarsi, spiegare. Se è successo così, l’aver abbandonato una persona con cui aveva una relazione, un incontro, lo capisco: ne ho viste tante persone reagire in modo così sconsiderato per volersi nascondere. Gli dico, parli con amici, persone fidate, non ha niente di cui vergognarsi, niente di inaffrontabile, funziona così». Occorre un salto culturale, sociale non da poco. «L’abbiamo ribadito venerdì al convegno: dillo, dillo e dopo sarà tutto piu facile. Sembra una montagna difficile da scalare, un salto nel vuoto in cui puoi morire, dopo averlo fatto, tutto è più facile e molto più bello. Non si può stare nel buio o sentirsi in colpa per qualcosa che non prevede colpa, vergogna. È la vita, tu sei così, e va benissimo così». –

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