La Bce mette il veto sulla fusione Caricento-Popsondrio: la banca centese resta senza partner

La Banca centrale europea ordina  ai valtellinesi di concentrarsi sul rischio credito interno. Salta l'accordo  preparato per due anni. L'istituto cente replica: noi siamo solidi

FERRARA. La fusione tra Cassa di Risparmio di Cento e Banca Popolare di Sondrio non si fa più. A due anni dalla firma dell’accordo tra i valtellinesi e la Fondazione Caricento, sono bastate poche righe di una nota diffusa ieri mattina da Bps per cancellare dall’orizzonte della cassa centese una prospettiva che sembrava ormai consolidata, seppur non unanimemente digerita. Senza le nozze con una delle più importanti banche territoriali a livello nazionale, Caricento dovrà ora trovare una propria rotta in attesa delle mosse di una Fondazione divisa e priva, al momento, di un “piano B”.

La Bce di traverso


Il fallimento dell’operazione, che attraverso passaggi successivi avrebbe dovuto portare in dote a Bps prima il pacchetto azionario di maggioranza, detenuto dalla Fondazione, e poi anche quelli dei piccoli azionisti, attraverso un sistema di concambi, è stato decretato dalla Bce. Il “controllore” di Francoforte ha infatti richiamato i valtellinesi, si legge nella nota ufficiale della stessa Bps, alla «esigenza di dare priorità alle iniziative di derisking già in corso volte alla riduzione di stock di non performing loan», in sostanza i crediti ammalorati, mantenendo «il capital buffer, peraltro cospicuo, di cui Bps dispone, prudenzialmente al servizio delle predette iniziative, e al rafforzamento delle strutture di governo e di presidio dei rischi». I valtellinesi devono mettere al sicuro i propri fondamentali, insomma.

Non si tratta, però, di un semplice rinvio dell’operazione-Caricento, ma di un addio. «In ragione delle suddette priorità, Bce - si legge sempre nella nota Bps - ha ritenuto che non sussistano le condizioni per il rilascio della prescritta autorizzazione. La Banca popolare di Sondrio ha prontamente informato le proprie controparti che, in ragione delle valutazioni ostative all’acquisizione nei termini che precedono, non risultano realizzate tutte le condizioni al cui avveramento era subordinata l’efficacia degli accordi con la Fondazione e la Holding Crc relativi all’acquisizione della Cassa di Risparmio di Cento. Gli accordi in questione vengono quindi meno». La Borsa ha accolto la notizia con un +1,1% sul titolo Bps, poi ridimensionato allo 0,4%.

Sponda centese

La banca centese ha reagito esibendo i propri indici patrimoniali e rilanciando con un nuovo piano industriale. «Il mutamento dello scenario societario - si legge nella nota ufficiale - non comporta alcuna variazione nel modo di fare banca che ha sempre contraddistinto la Cassa di risparmio di Cento spa, la quale proseguirà nella realizzazione di tutte le iniziative e gli investimenti finalizzati a garantire alla banca una crescita stabile e duratura, al servizio della clientela e dei territori dove opera. Al tal proposito, è recente la decisione di approntare un nuovo piano industriale che determinerà l’evoluzione del modello di business della Cassa nei prossimi anni con l’obiettivo di consolidare la propria posizione sul mercato e ampliare gli orizzonti di operatività». La cessione di buona parte delle sofferenze ha fatto calare il Npl ratio al 7,96% al 30 giugno, mentre il coefficiente patrimoniale Cet1 resta al 12,54%, e sono tra i numeri più alti del sistema. Tra le incognite, la conclusione della vicenda diamanti.

La Fondazione ha parlato per bocca della presidente in proroga, Cristiana Fantozzi, la quale, oltre a esprimere «rammarico» ricorda che l’operazione era stata concepita per «dare alla Cassa maggiori prospettive di sviluppo in un gruppo solido e che, nel contempo, potesse salvaguardarne la presenza sul territorio». Il no Bce «si motiva per fatti in nessun modo riconducibili alla Fondazione o a Caricento».

Prospettive

La stessa Fantozzi, in attesa peraltro del rinnovo del Cda (la prossima settimana c’è un organo d’indirizzo per modificare il regolamento delle nomine), ammette di dover «svolgere le più opportune valutazioni sulle scelte future» e c’è chi preme per farle più ampie possibili. In banca dovranno dimettersi i due rappresentanti Bps, tra i quali il presidente Annibale Morelli, ma c’è qualche dubbio sul fatto di poterli sostituire per cooptazione. —

Stefano Ciervo

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