La decimazione di pere e pesche: «Primi 80 milioni in legge di Bilancio»

L’annuncio del ministro Bellanova nell'incontro con sindaci e produttori ferraresi. Tavolo con le banche per i mutui e con le assicurazioni

FERRARA. «Quale mi è piaciuto di più tra i prodotti tipici ferraresi? Tutti». Teresa Bellanova, ministro delle Politiche agricole, ieri a ora di aperitivo ha in effetti avuto modo di assaggiare un ampio assortimento di Dop e Igp del territorio, allestiti al piano nobile della Prefettura con la collaborazione degli istituti Navarra e Vergani. Non è dato sapere se abbia provato anche una delle poche pere ferraresi sopravvissute al doppio flagello di quest’estate, ma è proprio di cimice asiatica e maculatura bruna che il ministro era venuta a parlare di fronte ai sindaci con fascia tricolore e rappresentanti degli agricoltori. Nella gerla il ministro aveva 80 milioni di euro di aiuti e impegni vari, in sala c’erano però più espressioni tirate che soddisfatte.

Devastazione e rimedi. Si parte infatti da 356 milioni di euro di danni per pere, pesche e nettarine del Nord Italia, con perdita occupazionale di quasi 486.000 giornate, calcolati da Cso Italy; solo in Emilia, come ha riferito il prefetto Michele Campanaro, si parla di 114mila tonnellate perse, pari a 267 milioni di euro. E infatti di «segnale importante ma non sufficiente» ha subito parlato Bellanova, nel comunicare ufficialmente che la legge di Bilancio 2020, oltre a non contenere il previsto aumento dell’Irpef in agricoltura, «nel periodo 2020-22 metterà a disposizione una prima dotazione finanziaria di 80 milioni di euro in favore delle imprese che hanno subito danni da cimice asiatica», 40 dei quali nel 2020; sarà quindi avviato «un confronto e coinvolgeremo tutte le forze politiche e le Regioni affinché si possano unire gli sforzi per incrementare le risorse finanziarie nell’iter di discussione e di approvazione». Subito il consigliere regionale Paolo Calvano (Pd), presente assieme ai colleghi Marcella Zappaterra (Pd) e Marco Pettazzoni (Lega), ha dichiarato l’impegno «in diverse sedi per aumentare il fondo a sostegno delle imprese, sia attraverso fondi nazionali che europei, magari usando quelli che rischiano di non essere spesi». Il Fondo di solidarietà, ha incalzato Luigi Marattin (Iv), era stato «lasciato vuoto dal precedente governo».


A raggio più largo il ministro ha poi promesso una sessione di commissione politiche agricole per «condividere con le Regioni il metodo e i nuovi obiettivi per avviare le riforma del Fondo di solidarietà nazionale». E ancora, è stata annunciata la convocazione di un tavolo di confronto con l’Associazione bancaria italiana «per verificare la possibilità di una moratoria sui mutui in essere», a beneficio delle aziende devastate dalla cimice. Terzo e ultimo tavolo da convocare, quello con Asnacodi, Ania e Ismea per «individuare nuovi strumenti per la gestione dei rischi in agricoltura», visto che le tradizionali polizze assicurative ormai non bastano.

Il ministro ha promesso di tornare a Ferrara entro fine anno per un nuovo incontro.

Regione in campo. Oltre al ministero, c’è la Regione in campo. Simona Caselli, assessore emiliano all’Agricoltura, ha ricordato che nemmeno gli Usa sono riusciti a battere la cimice asiatica, e punta a lanciare a primavera la vespa samurai, antagonista naturale della cimice asiatica («non si vede a occhio nudo e non punge» ha rassicurato). Sono stati stanziati 250mila euro per mutui a tassi agevolati, che raddoppiano gli stanziamenti Confidi con precedenza assoluta alle aziende colpite dalla cimice. In arrivo 2 milioni di euro, su 13 stanziati, con un nuovo bando per reti antinsetto, e 1 milione per la ricerca. —



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