Processo all’amianto: «Operaio fu esposto al 96% alla Baltur»

Giampaolo Brugioni, la vittima

Le tesi dei periti di procura sulla morte dell’ex dipendente. La difesa: «Dimostreremo che non si ammalò nell’azienda» 

CENTO. Lo aveva detto lo stesso giudice Sandra Lepore all’apertura del processo che sarebbe stato necessario e fondamentale ascoltare i consulenti tecnici delle parti, accusa, difesa e parte civile.

Tecnici in aula

E così è: ieri, infatti, in aula, al processo per la morte di un operaio della Baltur, Giampaolo Brugioni, scomparso a 66 anni nel dicembre 2016 di mesotelioma pleurico diagnosticato nel 2011 e legato all’esposizione all’amianto, sono sfilati i primi periti: della procura, Alessia Angelini, e della parte civile, la famiglia della vittima, Pietro Guido Barbieri.

Il primo tecnico ha conteggiato che il luogo dell’esposizione da amianto che ha poi ucciso Brugioni è da determinare al 96% nella Baltur, e il restante nelle ditte per cui Brugioni lavorò in precedenza la Riva Mariani e la Soimi. Inoltre lo stesso perito dell’accusa (tesi confermata dal tecnico dei Brugioni) ha indicato che al 60% l’esposizione all’amianto dell’operaio è addebitabile al periodo di lavoro di Brugioni in cui Gianni Fava, imputato di omicidio colposo, era rappresentate legale Baltur.

Difesa smentisce

Tesi queste che i tecnici di difesa e gli stessi difensori (avvocati Martines e Melandri per Fava e la Baltur, citata come responsabile civile) smentiscono assolutamente: «Sulla base delle nostre consulenze tecniche è dimostrato che l’esposizione dell’operaio non c’è stata alla Baltur e lo indicano gli stessi esami istologici».

I periti della difesa saranno chiamati più avanti nel processo a chiarire questo al giudice, mentre la prossima udienza è stata fissata al 20 febbraio con gli ultimi testi di procura (pm Isabella Cavallari in aula) e di parte civile (rappresentata dall’avvocato Boscolo). Quindi il 12 marzo inizierà la sfilata del testi della difesa, il 7 maggio periti del pool difensivo e quindi, il processo dovrebbe essere concluso. E come indicato dal giudice, sarà il confronto tra le tesi dei “tecnici” a confermare o smentire l’ipotesi d’accusa.

Dove fu esposto?

Perché se è vero che Brugioni è morto per esposizione d’amianto, occorre stabilire il periodo e la fonte per cui si ammalò: Brugioni lavorò alla Baltur dal 1978 fino al 2011 quando scoprì di essere malato di mesotelioma: secondo la procura l’esposizione è riconducibile al suo lavoro in Baltur. Invece, le difese Baltur e Fava sostengono che ad innescare la malattia fu il contatto con l’amianto che Brugioni lavorava prima del 1978, nelle aziende ferraresi Riva Mariani e Soimi, oggi chiuse.

Baltur, fin dall’inizio del processo ha ribadito che «in azienda abbiamo avuto sempre avuto un occhio a sicurezza e salute nei luoghi di lavoro dei nostri dipendenti». —

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