Un buco di quasi 800 milioni: le perdite della banca che  ex vertici e amministratori di Carife sono chiamati a pagare

I legali della Nuova Cassa di Risparmio presentano il conto  aggiornato ai giudici: accusano  di sperpero e malagestione chi governava la banca  tra il 2007 e il 2013

Passano gli anni, aumentano le carte, gli atti giudiziari depositati per far luce sul “buco” della Carife e capire chi lo ha originato. Le ultime carte consegnate al Tribunale delle Imprese dai legali di Nuova Carife, subentrata ai commissari di vecchia Carife nella causa per danni contro gli ex amministratori, parlano di un buco conteggiato in 783,8milioni di euro.

Soldi che usciti dalle casse di Carife, dal 2007 al 2013, poi non più rientrati, in un modo o nell’altro. I nuovi conteggi sono stati calcolati dai legali del presidente Nicastro (rappresenta Nuova Carife che ha ereditato la vecchia banca, entrata in risoluzione, insolvenza e dunque dichiarata fallita). La prima voce del nuovo buco, riguarda una vecchia conoscenza, il Gruppo Siano per prestiti mai rientrati per 154.5 milioni di euro, non recuperabili, frutto dei finanziamenti alle operazioni immobiliari nel Milanese. L’altro colossale buco riguarda Commercio e Finanza di Napoli, visto che la cifra raggiunge quota 269,2 milioni di euro. Ma è la voce perdite su crediti per 119,2 milioni a riportare d’attualità i “buchi” di Acqua Marcia Turismo spa per 32,5 milioni di euro, i prestiti alla Società Acqua Pia Marcia per altri 20,1 milioni, alla Amp Films and Packaging per 33.3 milioni e infine la linea di crediti concessa, diventata irrecuperabile, alla Deiulemar Shipping, 33,3 milioni: totale, 119,2 milioni che dicevamo. Altra voce non meno importante, vera novità degli atti nella causa, il danno reputazionale. Nel corso degli anni le operazioni che non hanno dato lustro alla Carife (per essere indulgenti) hanno creato un danno di immagine per 239,7 milioni: «Danno conseguente alla negligente gestione dei crediti - scrivono i legali di Nuova Carife - che ha portato al commissariamento della banca; danno collegato alla perdita di reputazione connessa alla procedura in amministrazione straordinaria».


Ossia, nessuno dopo il 2013 ha voluto scommettere, rischiare e fare affari con Carife: le colpe vanno cercate in chi ha portato la Cassa sull’orlo del baratro, arrivato inesorabilmente nel 2015. —

D.P.

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