La caduta del muro nelle testimonianze dei ferraresi. Racconta la tua esperienza e le tue idee

Tu dove eri il 9 novembre del 1989 e cosa pensi di quei giorni? Unisci la tua voce al racconto corale

Ci sono avvenimenti che segnano la storia, definiscono un prima e un dopo. Date capaci di richiamare dalla memoria le emozioni che provammo allora, vivide a distanza di decenni, esortano a riflettere e tracciare bilanci. Berlino, 9 novembre: la caduta del muro. Dove eravamo? E dove siamo oggi? Lo abbiamo chiesto ad alcuni concittadini, ferraresi di nascita, per scelta o d’elezione. Hanno risposto con testimonianze appassionate, che annodano i fili del discorso pubblico e delle esperienze personali. Le pubblicheremo, una per una, in questi giorni. Assieme alla tua testimonianza: tu dove eri in quel giorno cruciale? E cosa pensi?

L’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Gian Carlo Perego era stato ordinato prete da cinque anni, si trovava a Milano. Racconta quei giorni come la vittoria dei martiri dell'Est. Il giornalista tedesco Carl Wilhelm Macke, che ha scelto le nebbie estensi come luogo dell’anima, ricorda come visse la gran parte dei tedeschi la caduta del muro: passivamanete, seduti sul divano, davanti alla Tv. Lo scrittore Diego Marani era a Bruxelles, da lì invece si guardava a Berlino con attenzione e curiosità. Dai palazzi della Comunità europea in molti partirono per andare a vedere, in treno, perché i low-cost ancora non c'erano.

Il senatore Alberto Balboni, di lunga militanza missina, ricorda bene cosa pensò alle notizia delle picconate: che l'Unione Sovietica aveva vinto la guerra ma perso la pace e, con malinconia, a Giorgio Almirante da poco scomparso. Una testimonianza straordinaria la dà l’argentano Antonio Rubbi che, nel fatidico 1989, era responsabile delle relazioni internazionali del Pci. Il magistrato Maria Silvia Giorgi ne trae una lezione europeista.

Jhon Ebeling, cestista che fece grande il Basket Ferrara, ricorda quel 9 novembre come uno dei momenti più memorabili dal suo sbarco in Europa nel 1982. L'editrice Elisabetta Sgarbi conclude dicendo che la letteratura è comunque più forte della storia, la scrittrice Francesca Capossele confessa di commuoversi alla parola patria solo in tedesco: heimat.

A Berlino, nell'estate del 2019, c'erano stati anche gli attori di Teatro Nucleo, aggregati in una carovana di duecento artisti che stava attraversando l'Europa. Il regista Horacio Czertok può dire di aver dato, metaforicamente, le prime picconate.