«Con i profughi avremo paura a girare»: a Ravalle si preparano le “barricate”

Striscioni e un presidio ieri sera nella piccola frazione di Ferrara all’imbocco della strada che porta alla casa “sospetta”. E c’è chi evoca il caso Gorino

Ravalle dice no all'arrivo dei migranti

RAVALLE. I primi striscioni sono apparsi nel pomeriggio vicino alla curva della chiesa, «Ravalle libera» e Ravalle=Gorino, con i capannelli per spiegare, organizzare, informare. Poi in serata, verso le 20, ecco il presidio civico-gastronomico, con vino e salame, di una trentina di persone «e saremo qui anche domani e poi ancora, finché non ci sarà chiarezza sui migranti». Un gruppo di residenti della frazione lungo il Po, 300 anime agitate nell’ultimo mese e mezzo dall’ipotesi dell’arrivo di una trentina di migranti, sta organizzando la “resistenza” e si dice pronto a replicare le barricate di Gorino, mettendo nel mirino la Prefettura ma anche il sindaco leghista. Qualche centinaio di metri più in là, la proprietaria della casa che dovrebbe ospitare i migranti continua a smentire ogni accordo con la coop che li gestisce, «mi hanno appena scritto che non comprano più».

Fronda leghista

Fino a qualche mese fa a guidare i “resistenti” ci sarebbe stato l’attuale vicesindaco Nicola Lodi, come a San Bartolomeo. Oggi il capopopolo è Paolo Vezzani, residente a qualche chilometro da lì, a Porporana che ospita da anni cinquanta migranti senza una protesta («ma i disagi ci sono e saltano fuori ora» dice lui): si è dimesso dal consiglio comunale e dalla Lega in polemica proprio con Lodi, e non fa sconti ai suoi ex capi.

«Chiediamo chiarezza al Prefetto ma anche a sindaco e vice. Ci devono spiegare - è il suo incipit - perché i migranti vengono concentrati tra Porporana, Salvatonica, Vallelunga e ora Ravalle, frazioni senza servizi e trasporti che nemmeno la Lega, dopo le promesse elettorali, sta tutelando».

Il conteggio dei “rivoltosi” è 55 migranti alla Spagnolina di Porporana, una frazione dei 70 ospiti della comunità di Salvatonica, 50-60 a Vallelunga ai quali si aggiungerebbero appunto gli arrivi a Ravalle.

«Troppi per noi, li metterebbero tutti in quella casa là in fondo che è proprio al centro della passeggiata del paese che porta all’argine, così non ci andrebbe più nessuno», fanno presente Luca Rizzati e Carlo Piccinini, tra i portavoce della protesta. Non a caso il “presidio” pane e salame viene montato all’imbocco della stradina.

«È vero, io faccio sempre di corsa quel tragitto ma se trasferiscono lì i migranti non mi sentirei più sicura», dice la giovane Margherita Vincenzi, mentre pure Angela Bagattini non ci porterebbe più a passeggio il suo cane lupo. E c’è chi sostiene che due famiglie nomadi in uscita dal campo di via Bonifiche siano state trasferite nelle case popolari del paese.

Trasloco fantasma

I “resistenti” dicono di essersi decisi a muoversi dopo il vertice in Prefettura dell’altra mattina, che avrebbe lanciato messaggi allarmanti su di un trasferimento imminente, «a giorni se non a ore», dei migranti a Ravalle.

Eleonora Giacomelli, appoggiata alla ringhiera della casa appena ristrutturata al centro di tutte le tensioni, scuote la testa: «Mah, per me li stanno prendendo in giro. Non ho firmato nulla, non c’è stato nemmeno una stretta di mano con la coop Un mondo di gioia, che appunto gestisce questi migranti. E, anzi, mi hanno appena inviato una Pec (qualcosa di più di una semplice mail, dunque) con la quale si dicono non più interessati all’acquisto della casa, per via del clamore suscitato. L’ho fatta avere ai carabinieri».

Giacomelli non nega la trattativa con la coop per la vendita («non l’affitto» insiste) della casa, che con 900 metri quadrati complessivi, divisi in due corpi indipendenti, cinque bagni e altrettante camere da letto, potrebbe in effetti ospitare tutti i profughi; la commissione prefettizia del resto l’ha dichiarata idonea. «Ma a questo punto la questione mi sembra chiusa, e anche se dovessero farsi vivi per comprare, non so più se venderei a loro» conclude. —

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