Il giornalista Macke: i nostri giovani sanno dire "mai più"

A trent'anni dalla caduta del muro, i ricordi e le riflessioni dei ferraresi

Ad essere sincero la Germania dell’Est, la Ddr di una volta, non mi ha interessato molto prima della caduta del muro. Sono di nascità un vero “Wessi“, un uomo della Germania Ovest. Senza nessun contatto personale con un “Ossi” ( qualcuno che è nato nella Germania dell’Est). Il mondo dietro il muro, dietro “il fino spinato” era per tanti della mia generazione (sono nato negli anni Cinquanta) un mondo grigio, noioso con una nomenclatura comunista rigida, senza nessuna ispirazione culturale tranne la ripetizione rituale di canti e spettacoli della vecchia tradizione stalinista. Per essere solidale con le sorelle e i fratelli della parte rossa della Germania, tantissimi tedeschi dell’Ovest accendevano durante i giorni di Natale candele alle finistre di casa. Un rituale per confessare la solidarietà con il popolo oppresso.

La caduta del muro di Berlino: la storia, i numeri, le immagini

Durante gli anni al Liceo nella mia città c’era sempre il 17 giugno una manifestazione per ricordare la rivolta dei lavoratori dell’Est contro il regime comunista nell’anno 1953. Musica di Beethoven, un discorso patetico del direttore con una confessione molto rituale: «Germania intera è la nostra patria». Nessuno, o quasi nessuno, ha davvero creduto nell’abbattimento di quel muro di Berlino. Ma contro ogni speranza alla fine di 1989 quella unificazione diventava davvero realtà.

In novembre, trent’anni fa, durante i giorni della caduta del muro sono stato a Monaco e ho partecipato a quei giorni storici come la maggioranza dei tedeschi dell’Ovest, passivamente a sedere sul divano davanti alla tv. Sono stato molto contento della fine del regime comunista e nel vedere la nascità di una “Società civile” gridando: «Noi siamo il popolo». Si poteva registrare giorno per giorno la difficoltà di costruire una democrazia vera dopo l’esperienza di due dittature, quella nazista e quella stalinista. La Germania Ovest ha aiutato molto la parte Est per fare e stabilire infrastrutture per un nuovo inizio di uno stato democratico ed efficiente. Ma si poteva registrare nella ex Rdt anche dall’inizio della “Nuova Germania unita” la continua crescità di una mentalità molto nazionalista insieme con un malumore diffuso contro i “Wessi”, le sorelle e fratelli della Germania Ovest. Ovviamente l’antifascismo rituale del regime comunista ha avuto risultati contraproducenti.

L’estrema destra (i neonazisti, il movimento “Pegida”, il partito Afd) ha trovato sempre di piu una forte eco dentro un popolo che ha combattuto 1989 per la liberazione e contro una dittatura comunista. Purtroppo con gli anni quei gruppi sono diventato forti ma la maggioranza dei cittadini nella Germania dell’Est non vuole una nuova dittatura, adesso di destra. Sopratutto nelle grandi città come Berlino, Lipsia, Dresda, Jena. Si possono vedere tantissimi giovani, studenti, artisti, scientisti che lavorano e combattono per un’altra Germania e per un’Europa civile. Il nazionalismo e il comunismo in Germania hanno lasciato scorie orribili, e non solo in Germania ma in tutta l’Europa. Ma nonostante le manifestazioni vergognose dei neonazisti anti-semiti, anti-islamici ed anti-europeisti, loro non rappresentano la maggioranza del popolo tedesco neanche nella Germania Est. Resta molto forte anche fra i giovanni che votano sempre di piu i Verdi una grande responsibilità per lo slogan piu diffuso nella Germania unita “Nie wieder”, mai più quell’esperienza vissuta durante il secolo scorso.