I quattro rapinatori confessano l'assalto alla banca. Il giudice: "sono pericolosi, restano in carcere"

Dopo il colpo sfumato alla Cassa di Risparmio di Ravenna di Porto Garibaldi, il giudice conferma la custodia in cella per tutta la banda, compreso il "palo": indagini in corso perchè la "batteria" di pendolari dal Sud avrebbe colpito nel Nord Italia in decine di banche 

FERRARA - Hanno confessato, e restano in carcere i quattro rapinatori arrestati dai carabinieri dopo la rapina-flop alla Cassa di Risparmio di Ravenna, filiale di Porto Garibaldi nei giorni scorsi. Oggi davanti al giudice Carlo Negri, si sono svolte le udienze di convalida, e lo stesso giudice su richiesta del pm Alberto Savino ha confermato al custodia in carcere per tutti e 4 , i tre che materialmente hanno eseguito la rapina e il “palo” che li aspettava fuori, poi scappato e bloccato nella casa di una quinta persona che abita a S.Giuseppe di Comacchio, fratello di uno dei rapinatori che sarebbe il presunto “basista” e che al momento è stato solo indagato per concorso in rapina.


Il giudice ha valutato non solo i riscontri della rapina (immagini delle telecamere e i primi accertamenti) ma anche altre prove che indicherebbero che la “batteria” dei 4 napoletani è più che specializzata in rapine nelle banche del Nord.  

Non a caso, il colpo sfumato a Porto Garibaldi, solo grazie all’intervento dei carabinieri di Comacchio, ha non poche analogie con quella riuscita del 12 settembre scorso a San Giuseppe, quando i rapinatori, anche allora quattro, dopo aver trattenuto degli ostaggi sono scappati con un bottino di 120mila euro.

Quella volta ad essere stata presa di mira era stata una filiale Bper. Come martedì scorso, anche quel giorno, i rapinatori sono entrati in azione poco prima delle 13 e non hanno mostrato armi durante il colpo: erano tre più uno, il “palo”. Anche un altro colpo, però, questa volta a Padova, ricorda quelli di Porto Garibaldi e San Giuseppe. Il 25 settembre quattro malviventi con parrucche e volto parzialmente coperto da occhiali e bandane, senza estrarre armi hanno tenuto in ostaggio 17 persone, tra dipendenti e clienti e poi sono fuggiti con i contanti. Già allora la polizia di Padova aveva ipotizzato che si trattasse di una banda di “trasfertisti” che si sposta per mettere in atto le rapine. Sono in corso accertamenti perchè si ipotizza che la “batteria” dei napoletani arrestati possa aver colpito diverse volte in tutto il Nord Italia.

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