Accoglienza profughi, controlli telefonati Pm e Finanza indagano per abuso d’ufficio

Sotto accusa viceprefetto e due tecnici dell’Asp: la procura chiede la sospensione dal servizio, ora deve decidere il giudice

I controlli nei vari Cas della provincia (centro accoglienza straordinari, strutture che ospitano i migranti), erano “telefonati”: «Veniamo domani, mettete a posto così, fate questo o fate quello» dicevano i “controllori”, al telefono (la sintesi, generica, ovvio), intercettati da procura e guardia di finanza. E non solo: secondo l’ipotesi d’accusa, mossa dagli inquirenti, se per un verso venivano omessi i controlli (annunciati e “telefonati”), una volta venuti a conoscenza di comportamenti non corretti da parte dei Cas, i controllori invece di adottare provvedimenti (revoche o controlli più approfonditi), avrebbero lasciato correre. Troppo.

Abuso d’ufficio


Tutto questo è diventato una inchiesta, per abuso d’ufficio, e vede indagati il viceprefetto Vincenzo Martorano e due tecnici Asp (azienda servizi persona), Valentina Marzola (referente del servizio accoglienza) e Alberto Dalfreddo, operatore. Abuso d’ufficio ipotizzato e contestato che ha portato la procura a chiedere nei confronti dei tre indagati, per reati contro la pubblica amministrazione, la misura cautelare della sospensione dal servizio: ma prima di essere adottata o meno, il giudice deve interrogare gli indagati. E così è successo ieri mattina in tribunale, davanti al giudice Silvia Marini e al pm Andrea Maggioni: Martorano si è avvalso della facoltà di non rispondere, così ha fatto la Marzola (i loro legali, Anselmo e Venturi hanno prodotto copiose memorie difensive), mentre Dalfreddo ha risposto e chiarito la sua posizione. L’inchiesta in corso in realtà è solo una coda di quella che scoppiò nel dicembre scorso con i controlli su tutte le strutture, i Cas, della provincia di Ferrara: 16 tra coop e organizzazioni che finirono indagate (coi loro responsabili) per presunte rendicontazioni irregolari, per truffa, reato caduto in parte, non per tutti (vedi articolo qui sotto).

Ancor prima di queste indagini, però, procura e guardia di finanza aveva iniziato ad indagare sui presunti illeciti di una coop in particolare, la “Vivere Qui”, gestita da due cittadini camerunensi, tuttora ancora indagati per un buco di mezzo milione di euro. Dalle intercettazioni di quella tranche di indagine sono emersi i “controlli telefonati”.

Fatture e spese

Di questo ieri mattina i tre indagati - Martorano, Marzola e Dalfreddo - erano chiamati a render conto. I dubbi degli inquirenti si concentrano sulla metodologia dei controlli, da seguire, per visionare la regolare fatturazione delle spese, le presenze, se i locali delle strutture erano idonei e ancora se il vitto era adeguato o meno ai fondi investiti: interrogativi che cercano risposta da parte della procura. Ora, il gip Marini dovrà valutare se accogliere obocciare la misura cautelare della sospensione. —

Daniele Predieri

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