Traffico di reperti archeologici, coinvolto e denunciato anche un codigorese

L'inchiesta in tutta Italia ha toccato anche il ferrarese: 23 gli arresti per una associazione a delinquere  che razziava tesori archeologici della Magna Grecia ed etruschi a Spina. Il blitz nato a Crotone e ha visto impegnati i carabinieri

FERRARA.  I predatori della Magna Grecia perduta agivano tra la Calabria e l’Europa, grazie alla complicità di due case d’asta, una a Monaco di Baviera, l’altra a Londra. Diversi milioni di euro l’ammontare del traffico di beni archeologici smantellato dai carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale. Ventitré le persone arrestate in tutta Italia, di cui due in carcere e gli altri ai domiciliari, 80 le sedi perquisite in 13 regioni.


E tra i tanti, c’è anche un 58enne di Codigoro tra gli indagati. L’uomo, dopo una perquisizione nella sua abitazione a Codigoro effettuata dai carabinieri della tutela del patrimonio culturale con l’appoggio logistico dei carabinieri di Comacchio, è stata denunciato per ricettazione e per impossessamento illecito di beni culturali dello Stato: sono stati infatti rinvenuti reperti archeologici di Spina. Al suo nome si è giunti dopo una serie di intercettazioni. E lui farebbe parte di una rete di appoggio dei grandi comemrcianti illegali di reperti.

Al centro dei traffici globali c’era comunque Crotone, dove un gruppo di «tombaroli» recuperava i beni archeologici risalenti III, IV e V secondo avanti Cristo, con mezzi che definire poco ortodossi è riduttivo. I carabinieri, guidati dal generale Roberto Riccardi, grazie a un drone hanno infatti filmato le operazioni degli scavi eseguiti con una ruspa. Con enorme danno del terreno e di una parte delle opere estratte.


La banda, definita «criminalità archeologica crotonese», aveva messo in piedi un circuito internazionale di vendita clandestina molto attento a non farsi scoprire dalle forze dell’ordine. Per questo, al telefono, ricorrevano a un linguaggio criptico e parlavano di «appartamento», «asparagi» o «motosega», per riferirsi al materiale archeologico razziato in importanti siti come «Apollo Aleo» a Cirò Marina o «Castiglione». Le perquisizioni all’estero (Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia) sono avvenute con il coordinamento di Europol ed Eurojust, anche.
Dietro le sbarre sono finiti i due vertici del gruppo: Giorgio Salvatore Pucci, 59 anni, di Cirò Marina, e Alessandro Giovinazzi, 40 anni, di Scandale. Per altri 21 sono stati disposti i domiciliari nelle province di Crotone (13), Milano (2), Perugia (2), Catanzaro (1), Benevento (1), Matera (1) e Fermo (1). L’accusa, per tutti, è associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali, ricettazione ed esportazione illecita. A casa di uno dei capi della rete sono stati trovati diversi reperti, tra cui cinque vasi e lucerne in terracotta, piatti con scene di animali, fibule e monili vari.


Sono stati sequestrati anche metal detector usati per cercare monete antiche. Il ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo Dario Franceschini ha sottolineato l’importanza della cooperazione con altre forze di polizia europee, parlando di «un’operazione che dimostra ancora una volta l’eccellenza del Comando dei carabinieri che opera dal 1969 a difesa del patrimonio culturale italiano».
«Crotone – ha sostenuto, dal canto suo, il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia – deve rendersi conto che è al centro di interessi internazionali e custodisce un tesoro». —
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