Pena dimezzata a Eder. I genitori della vittima: «Sentenza aberrante e incomprensibile»

L’attonita reazione della famiglia Cenci dopo la sentenza d’appello. Il padre di Marcello: processo fazioso. La madre: giustizia non è fatta 

FERRARA. «Una sentenza incomprensibile». Attoniti, afflitti e delusi, i genitori di Marcello Cenci, ucciso dall’amico Eder Guidarelli a Valencia il 2 luglio 2017, bollano l’ultima sentenza emessa sul delitto ed esprimono tutto il dolore e rammarico per l’esito del processo d’appello che ha visto dimezzare la condanna per l’omicida, da 30 anni (in giudizio abbreviato) a 16.



La concessione delle attenuanti generiche che - dice spesso (un po’ scherzando e un po’ no) chi frequenta le aule dei tribunali - in Italia non si negano a nessuno, e la seminfermità mentale sono stati gli elementi nuovi, acquisiti dalla Corte d’assise d’appello di Bologna per aprire la prospettiva di un’uscita dal carcere anticipata per Guidarelli, che tre anni prima della scadenza della pena ridotta potrà essere affidato, per scontare il residuo, ad una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), struttura sanitaria di accoglienza per persone affette da disturbi mentali e ritenute socialmente pericolose.

Libertà più vicina. Le due udienze “bolognesi” sono state molto ravvicinate. Due in una settimana. I ricordi di Mario Cenci e Roberta Previati, i genitori di Marcello, sono chiari, strettamente intrecciati con i sentimenti di chi si è sentito tradito. «Abbiamo avuto una bruttissima sensazione fin dall’inizio del processo di secondo grado - commenta Mario - Fin dalle prime battute ci è apparso un procedimento fazioso e superficiale, con continue e cavillose disquisizioni sulle perizie, fino ad un risultato che definiamo aberrante e scandaloso. Parliamo di un soggetto socialmente pericoloso che guida per 15 ore durante le quali ha tutto il tempo per riflettere, arriva a destinazione e fa quello che ha fatto. Sono preoccupato e sconcertato, fra non molto tempo questo signore potrà tornare ad essere un problema per la comunità dopo aver trascorso solo qualche anno in carcere e poi in una Rems». Le parole si condensano in un pensiero aspro, insistente e inconsolabile: «L’unico che ci ha rimesso davvero, non c’è più. E chi lo ha ucciso ha fatto una dichiarazione spontanea definendo l’assassinio un errore».

Un passato che parla. «Amareggiata e delusa» si dice anche la mamma di Marcello. Che, aggiunge Mario, «quando ha udito la sentenza ha pianto. Ci siamo abbracciati, per farci coraggio a vicenda». Roberta Previati piange ancora e al telefono spiega: «Ho sempre creduto nelle istituzioni. In questo caso la Giustizia non ha raggiunto lo scopo. L’appello, a quanto pare, è una garanzia solo per gli imputati, tutti i giorni vengono pronunciate sentenze che riducono le pene, anche quando è tutto già chiaro. Eder era incapace di comprendere anche quando stalkizzava Marcello e aveva già cercato di ucciderlo?». —

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