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Domenica da incubo nell'Alessandrino. In Piemonte il Grande fiume travolge una donna

I fiumi al Nord fanno paura. Ieri in particolare in Piemonte, ma nelle prossime 48 ore sarà l’Emilia osserevata speciale soprattutto per la piena del po che comporterà un’allerta rossa. Protezione civile e Arpae hanno emesso la nuova allerta per criticità elevata scattata da mezzanotte e in vigore per tutta la giornata di oggi per il passaggio della piena del fiume nella pianura e bassa collina emiliana occidentale, nel Piacentino e nel Parmense. Sono attesi livelli di piena superiori alla soglia 3 in particolare nella seconda parte della giornata di lunedì. Viene poi estesa l’allerta arancione nella pianura emiliana centrale sia per il transito della piena del Po, con livelli previsti superiori alla soglia 2, sia per i restanti corsi d’acqua. Stessa criticità moderata segnalata per oggi anche su pianura emiliana orientale e costa ferrarese.

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La domenica della grande paura in Piemonte la racconta Gianluigi, uno degli sfollati dell’Ovadese, nell’Alessandrino. «È stato drammatico, queste cose sei abituato a vederle in tv. Poi, all’improvviso, capitano a te: siamo usciti di casa raccogliendo solo un po’ di cose in una borsa e adesso dovremmo cercarci un apportamento per affrontare l’inverno». Sempre da San Bernardo, frazione di Castelletto d’Orba, Simonetta Albertelli ha scelto di lasciare con il marito Fabrizio, la figlia Angelica e i due cani, la cascina su cui stanno ancora pagando il mutuo: «Ci siamo trovati col fango a due metri dalla porta, e abbiamo deciso di traslocare dai miei genitori. Ma un pezzo di cuore è rimasto lì, nella nostra casa». Sono più di 80 gli sfollati nell’Ovadese. Alessandria è la provincia più colpita, l’unica a contare una vittima accertata: una 52enne morta travolta dalla piena del Bormida. Ma in tutto il Nordovest, dal basso Piemonte alla Val d’Aosta, è tornata la grande paura, quella dell’alluvione del 1994, 25 anni fa, quando le vittime furono 70, 500 i feriti e oltre 2200 gli sfollati. Anche ieri tutti a guardare le piene: Bormida, Po e Tanaro i grandi indiziati.

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Ne sa qualcosa Giammario Odello, manager in pensione che vive a Nucetto, nell’Alta valle del Tanaro cuneese. Lui c’era nel 1994, quando la furia del fiume gli devastò casa costringendolo alla fuga. Come pure il 23 novembre 2016. «Il peggio è quando scende il buio e copre tutto», dice. Come sabato notte, una notte da incubo. «Senti solo il rumore del fiume, ma non lo vedi. Non puoi dormire, ho riposato solo un paio d’ore. Poi ho letto i dati sulla piena a Garessio, che diminuiva, e ho provato finalmente un po’di sollievo».

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Peggio è andata Cardè, il primo paese della Pianura Padana nel Parco del Po cuneese. Un metro d’acqua nella vie, metà paese allagato, la via principale (corso Vittorio Emanuele II), trasformata in un torrente. «L’esondazione è arrivata improvvisa, come un’onda», racconta il sindaco Matteo Morena. Colpa dell’esondazione di alcuni affluenti minori del Po. «Abbiamo disposto il taglio di un argine e la demolizione di un ponte per alleggerire la pressione dell’acqua», spiega ancora il sindaco. Un centinaio le abitazioni senza corrente elettrica per alcune ore. Isolate molte case in campagna, evacuate una decina di persone.

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Anche a Torino si sono vissuti attimi di paura. Con i Murazzi allagati e il Po che ha sfiorato la soglia di pericolo. In tutto il Piemonte sono state 520 le persone costrette ad abbandonare per sicurezza la propria casa. –

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