Sopravvissuto alla strage familiare trovato senza vita nella stessa casa

Tragedia a San Bartolomeo, 11 anni fa la vittima si salvò dalla furia omicida del fratello che uccise la madre e l’altro fratello  

SAN BARTOLOMEO IN BOSCO. Quella strage nel cuore della sua famiglia lo ha tormentato per oltre 11 anni. Sono stati gli amici più cari, dopo che avevano cercato inutilmente di contattarlo, a trovarlo senza vita ieri pomeriggio alle 13 nel magazzino posto nel retro dell’abitazione in via Masi a San Bartolomeo in Bosco. Quella stessa casa dove nel settembre del 2008 si consumò un tragico duplice omicidio tra le mura domestiche, in una strage che in paese non hanno ancora dimenticato.

IL RICORDO OPPRIMENTE

E soprattutto lui non poteva scordare, Andrea Vitali, 44 anni, che ha deciso di porre fine ai suoi tormenti e ai ricordi opprimenti del passato, con un gesto di autolesionismo. Andrea era infatti il superstite della furia omicida del fratello Luca che 11 anni fa, in piena crisi, uccise a San Bartolomeo in maniera efferata con un coltello la mamma Tosca Natali, 66 anni, vedova da un decennio, e il fratello maggiore, Marco Vitali, 37 anni.

IL DOLORE
«Stavamo cercando di aiutare Luca – commentò allora Andrea Vitali, straziato dal dolore per quanto era successo – si vede che non siamo riusciti a farlo nel modo giusto». L’omicida non voleva rivivere il calvario di due anni prima, con il Tso subìto, e poi la conseguente degenza nella struttura psichiatrica. Lui non voleva, ma sapeva che i suoi familiari erano preoccupati per il peggioramento della sue condizioni psicofisiche e temeva di subire un altro Tso. Fu questo, secondo gli inquirenti, il movente che aveva portato Luca Vitali a compiere l’efferato delitto della madre e del fratello Marco. Tesi confermata allora anche dal fratello superstite Andrea, che nel 2008 aveva deciso di andare a viveva a Gaibanella, pur mantenendo solidi contatti con la famiglia, tanto che quasi tutti i giorni andava a pranzare dalla madre, incontrando anche i fratelli. L’omicida – ora in comunità psichiatrica – tra l’altro, dopo il delitto lasciò una lettera nella quale accusava tutti quelli che gli stavano intorno: dai suoi familiari che a suo dire lo costringevano, in modi per nulla efficaci, a prendere le medicine, somministrandogliele nel cibo, fino ai medici che lo curavano.

L’EPILOGO
Un macigno per Andrea che in questi anni è tornato ad abitare nella casa della strage in via Masi a San Bartolomeo, ha cercato di fare al meglio il suo lavoro di idraulico, ma che alla fine non è riuscito ad andare avanti, travolto dal peso di una tragedia familiare devastante. Anche il tempo, in questo caso oltre un decennio, non è riuscito a lenire quelle ferite, che invece ogni giorno sono diventate per Vitali sempre più dolorose e insopportabili. —

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