«Vado a fare la ronda ma solo per controllare che non arrivino i ladri»

Da Berra a Pontelagoscuro fra ricordi, preoccupazioni e conta dei danni I bambini del ’51, ora anziani, rivivono e raccontano antiche emozioni 

FERRARA. Ricordi, preoccupazioni, aneddoti. Le storie del grande fiume sono tante e diverse: ogni volta che passa, o sta per passare, una piena, riaffiorano dalla memoria, come da quelle stesse acque.

LA ROTTA DEL ’51. Come a Berra, dove gli anziani, sulla sponda della golena persi a osservare, ricordano e raccontano: «Io ci sono nato qua, nel ’51 avevo sei anni. Mio padre mi teneva stretto e io - dice quasi con la stessa meraviglia di quel bambino che fu - toccavo l’acqua con le mani. Dopo gli argini sono stati rialzati, però».


«Io - interviene un altro - nel ’51 avevo sette anni. Abbiamo visto quando ha rotto (l’argine, ndr). Qua c’erano tutti i sacchi. Mio papà faceva il cacciatore, facevano le ronde di notte, perché avevano paura che venissero a tagliare gli argini».

Era la guerra delle due sponde, ferrarese e veneta, e la rotta arrivò dall’altra parte, portando distruzione e morte in Polesine.

GLI SCIACALLI. Ricordi lontani, ma anche più recenti. Risaliamo fino a Pontelagoscuro, Wanda è una delle venti persone a cui è arrivato l’ordine di evacuazione: «Sono 36 anni che abito qui - dice - e adesso non c’è nessun pericolo, il Po non fa paura. Mi ricordo la grande piena del Duemila, quando dovettero alzare il ponte della ferrovia e ci misero a disposizione una roulotte. Oggi, per precauzione, vengono ad avvisarci della piena anche qui, ma non c’è niente di cui preoccuparsi. Poi, abbiamo fatto dei lavori sugli argini, pericolo non ce n’è».

Non per la piena, almeno. Wanda, infatti, svela un retroscena: «Purtroppo nelle ordinanze di evacuazione mettono troppi dettagli, vie e numeri civici, e c’è chi ci va a nozze, partono subito: sono i ladri. È già successo anche qui in passato, a una vicina hanno spaccato il finestrino dell’auto e rubato la borsetta, che nel trambusto aveva dimenticato su un sedile. Ma io ho già messo il giubbino in auto e stasera esco a fare la ronda: per i ladri, non per il Po. No, qui non va sott’acqua nessuno, l’unica è la Canottieri, ma perché è più bassa».

ALLA CANOTTIERI. E infatti, eccoci alla gloriosa società sportiva di Pontelagoscuro. Qui sì che il Po ha invaso locali e già fatto danni, ma ormai l’abitudine a queste “invasioni di campo” c’è, tutti ci hanno fatto il callo e sono ben attrezzati per affrontarle.

«Nelle rimesse dobbiamo ancora recuperare un po’ di materiale, poi va staccata la corrente», ci dicono camminando con gli stivaloni addosso e mentre camminano in mezzo metro e più d’acqua.

Poco più in là, verso il centro del Po, un’imbarcazione è semi-affondata: «Era il nostro bar estivo», dice sconsolato il gestore del ristorante, chiuso durante l’inverno. Gestione nuova, iniziata la scorsa estate, quindi al battesimo della piena: «Ma i locali del ristorante non sono in pericolo - interviene la moglie -, qui l’acqua non è mai arrivata».

Intanto, fuori si cerca di misura la velocità con cui il fiume cresce: anche qui, ognuno, ha il proprio metodo. —