A Ferrara seimila sardine: «Basta odio e violenza ora possiamo cambiare»

Davanti al Castello una folla di persone di tutte le età, soprattutto giovani. Nel mirino l’operato della giunta di centrodestra, dalle panchine ai crocifissi 

 

Le parole di Donnoli, organizzatore della serata ferrarese delle Sardine

FERRARA. Seimila ne avevano chiamate e almeno seimila “sardine” hanno riempito sabato (30 novembre) piazza Castello. Al grido di “Ferrara si slega” hanno preso possesso di ogni angolo dell’acciottolato che si apre davanti all’antico fortilizio degli Este. Tra le 19.45 e le 20.10 “sardine” di ogni fascia d’età, in particolare giovani, si sono stipate a cantare “Bella Ciao” occupando anche una parte di piazza Repubblica e Largo Castello. Un’onda di piena che ha scacciato in pochi minuti la sensazione che la città avesse risposto in modo molto timido all’evento.

Le Sardine riempiono la piazza, la gente canta "Bella Ciao"

Moltissimi i ferraresi, ma a rinforzare l’evento che da ieri ha anche una gruppo Facebook ufficiale (Ferrara Sardine), sono giunti anche dalla provincia, dal Veneto, dal Bolognese. Estrazione varia: pensionati, dipendenti del settore pubblico, studenti, sindacalisti, professionisti, esponenti del mondo lgbt: un popolo che si è ritrovato, dopo anni di piazze riempite solo dalla musica, ad una manifestazione “politica” ma «apartitica», come l’ha definita Ciro Zabini, uno degli organizzatori.

Lorenzo Donnoli, Adam Atik, Arianna Poli, Martina Gagliardo, Raffaele Bruschi, Jawad Asmahi, Francesco Viali hanno amministrato l’ora dedicata al raduno alternando canzoni e interventi. La colonna sonora è nota: il canto partigiano “Bella Ciao” e poi Lucio Dalla (“Il parco della Luna”, “Come è profondo il mare”), Franco Battiato (“Up Patriots ti Arms”), Giorgio Gaber (“Io non mi sento italiano”), Francesco Guccini ("Dio é morto)

Chi è salito sul camion prestato da amici e ha parlato, all’inizio con qualche problema di audio poi risolto, ha chiarito subito perché gli organizzatori hanno rifiutato l’incontro proposto dal sindaco leghista Alan Fabbri.

Nella serata si sono accavallate le parole d’ordine legate al movimento, come la reazione contro «odio e violenza», lo stesso incitamento indirizzato alla folla da Ilaria Cucchi («la mia battaglia è anche la vostra», ha fatto capire), accompagnata da Patrizia Moretti e dall’avvocato Fabio Anselmo (il pubblico ha risposto in coro «Siamo tutti Stefano Cucchi»). Sotto tiro «le fake news e la propaganda», «il populismo», «l’omofobia», «il razzismo» , «l’intolleranza», «l’antisemitismo». Promossi: «cultura», «rispetto», accoglienza».



Bocciata tutta intera, almeno nella sua componente politica, la Ferrara uscita dalle ultime elezioni, amministrata da Lega e centrodestra. «Parlano della Mafia nigeriana e non di quella italiana», «il sindaco ha sgomberato una senzatetto», «perché togliere le panchine contro lo spaccio?», «mettono i crocifissi e le scuole cadono a pezzi», «hanno aperto il centro alle auto».

Questa città, ha urlato Lorenzo Donnoli, «non ha saputo difendere i risparmi dei ferraresi». Le bordate, oltre ai leader di Lega & C. («Salvini chi?», scherzava ieri una “sardina” estense), sono arrivate anche a Matteo Renzi. «Noi siamo il prossimo passo, a Ferrara si può cambiare», l’appello più ripetuto. Finale con i canti delle mondine e migliaia di “sardine” a spasso per il centro. —
Gi.Ca.
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