De Nittis e la rivoluzione dello sguardo: le opere dell'artista in mostra ai Diamanti

Tutto quello che c'è da sapere sull'esposizione a Ferrara e sulla vita del pittore da Barletta: un percorso di 147 opere suddiviso in dodici sale a tema

Il bello dell’immagine. Palazzo Diamanti, prima della pausa forzata per i necessari lavori di ristrutturazione, propone da domenica 1 dicembre, una mostra dedicata ad un grande artista della secondo metà dell’Ottocento. Giuseppe De Nittis, da Barletta, è stato un innovatore nel suo genere, tra i più acuti nel cogliere le opportunità e gli stimoli che la nuova arte fotografica poteva dare nel campo della pittura.

Nel segno della luce: i ritratti raffinati e le vedute dinamiche

Una mostra dedicata alla “rivoluzione dello sguardo”, di chi osserva le cose, dai paesaggi, alla vita della città, per poi materializzarle in dipinti su tela. De Nittis, contemporaneo di Boldini, anche se il destino gli ha riservato una vita molto più breve, ha trovato come il ferrarese fortuna in Francia, in quella “ville lumiére”, faro della cultura mondiale. Da qui un parallelo con uno scambio nel segno dell’arte tra Ferrara e Barletta.

La città pugliese ospiterà infatti da dicembre una mostra dedicata all’opera di Boldini. Quella su De Nittis, proposta ai Diamanti da Ferrara Arte e curata da Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi e Hélène Pinet – con inaugurazione in programma sabato 30 novembre – è una mostra composita, che mette in luce il rapporto tra l’arte di un grande talento con la sua passione e attrazione per la fotografia. Un percorso che consente di approfondire la creatività di un personaggio in grado di cogliere il meglio, visivamente parlando, di ogni luogo che frequentava, dal Vesuvio a Napoli, a Westminster a Londra, a Parigi nella sua complessità. Nel segno della luce. 

Pittura innovativa ispirata da Parigi e dall'arte orientale

Si è assistito da qualche decennio ad un nuovo interesse per un artista” italiano di Parigi”, il barlettano Giuseppe De Nittis, basato sulla ripresa critica di studi attenti, e grazie a esposizioni ben curate. Strano a dirsi, è stato in specie un particolare aspetto della sua pittura a colpire, quello del “Giapponismo”, ovvero l’ispirazione che l’arte orientale imprimeva sui pittori europei: era cosa rara e preziosa, perché il Giappone temeva il contatto con l’Occidente e aveva pochi rapporti con esso.

Il fascino dell'Oriente. Per aprire un varco commerciale con quel paese fu necessario forzare il governo nipponico anche con mezzi militari, e con le spedizioni del Commodoro americano Matthew C. Perry (1852-5) si riuscì ad allargare le maglie del “Sakoku”, l’isolazionismo dello shogunato che impediva ci fossero porti aperti. Gli Olandesi avevano accesso a Nagasaki, ma era l’unico varco, riservato però a loro.

Malgrado Perry, le produzioni artistiche di quei mondi lontani giungevano ancora con il contagocce in Europa al tempo di De Nittis, ed erano ricercatissime. I pittori ne furono affascinati. Per De Nittis, quindi, si è partiti da questo spunto critico attraente e dalle sue novità, poi è venuto tutto il resto. Si parte da De Nittis che si forma in patria e a Napoli, ma Parigi era il luogo più importante dove trasferirsi per sfondare.

Verso Parigi. A ventuno anni lascia l’Italia e a Parigi trova udienza presso i mercanti che fanno tendenza, Reitlinger, prima, e il famoso Goupil, poi. Gli si ordinano quadri di tema storico, molto richiesti, specie se ambientati nel Settecento.

China il capo ed esegue, questo è tutt’altro di quello che vorrebbe dipingere, ma guadagna bene, e accetta. Grazie agli incassi può così sposare (è il 1869) Léontine Lucile Gruvelle, che non è una donna frivola o banale, ma una scrittrice di talento, molto inserita nella società. Il suo contributo ai progressi di De Nittis, in ogni campo, sarà imprescindibile. La peculiarità, in continuo sviluppo, della fotografia, si applica molto bene alla pittura del maestro pugliese, con una sorta di virtuosisitico piacere che egli elabora, talora rivelando doti di sperimentatore.

La fotografia.  Occhio fotografico, il suo, molto spiccato. Lavora in un contesto in cui l’avvento della fotografia rivoluziona ed integra il mezzo tradizionale, insieme si combinano ed influenzano a vicenda. La fotografia pittorialista si accosta appunto alla pittura, che affianca, nella meditazione possibile del fermo immagine. È ambizioso, Giuseppe/ Joseph (a Parigi si francesizza tutto), vuole piacere.

E perciò evita di urtare un pubblico che è certo aggiornato, ma di solito non gradisce gli scantonamenti e i paradossi. Quindi sceglie per i suoi quadri soggetti gradevoli e gentili, nei quali gli acquirenti possano veder rispecchiata la propria dimensione sociale. Il suo amore per il lusso si riflette in case splendide, dove riceve amici che sono soprattutto colleghi, ma anche gente del bel mondo, o scrittori come Oscar Wilde ed Emile Zola. Sviluppa una sua elaborazione speciale del mezzo artistico, per una riconoscibilità tutta speciale, declina in vari modi tecniche nuove, o tradizionali, ma idonee al suo messaggio.

Ama il paesaggio con figure, tanto urbano (che gli permette di registrare la frenetica vita delle metropoli) che agreste, dove il lirismo trova spazio. A Napoli, di ritorno a casa, esegue una serie di studi sull’eruzione del Vesuvio allora in atto: queste opere, senza esseri umani, molto sperimentali, a Parigi vennero reputate poco commerciabili, e perciò rimasero nel suo atelier. Dipingeva in tal guisa per soddisfare un istinto d’arte quasi primordiale, spontaneo, insomma per sentirsi adeguato al proprio sentimento visivo.

De Nittis è un impressionista? Si e no. Non poteva non tenere conto delle novità in pittura date da questa linea di demarcazione tra arte accademica e risorse pittoriche che disgregano la materia per inserirla nell’atmosfera e nella luce, ma senza sottomettersi. Se la morte prematura non l’avesse stroncato, avrebbe dovuto affrontare altre rivoluzioni artistiche, sfide che, come per l’Impressionismo, la sua duttilità poteva permettergli di affrontare senza venir meno ad un profilo identitario privo di sbavature.

In mostra tele, stampe, aristotipi d'epoca: ecco l'allestimento delle 147 opere ai Diamanti

Sono complessivamente 147 le singole componenti della rassegna dedicata all’opera di De Nittis. Non solo tele del grande artista di Barletta, ma anche fotografie, stampe di un’epoca in cui proprio l’introduzione delle tecniche fotografiche ha creato maggiore stimolo alla pittura, in una sana competizione artistica.

SALA 1 - SCATOLA DI FOTO

  • La mostra si apre con il documento redatto nel 1884 che rappresenta l’inventario post mortem di beni appartenenti a Giuseppe De Nittis, deceduto in Francia Gli esecutori testamentari registrarono la presenza di una scatola contenente circa cento fotografie. Un indizio importante su quello che aspetta il visitatore in questa rassegna dedicata alla rivoluzione dello sguardo.

SALA 2 - ARIA E CIELO

  • Viene mossa in mostra la pittura ariosa di De Nittis, con un nuovo modo di intendere la raffigurazione della natura, dove si fondono lirismo e realismo.

SALA 3 - DAL VESUVIO

  • Sono le opere del soggiorno a Napoli nel 1872, in particolare con soggetto il vulcano in eurozione.

SALA 4 - IL METEO

  • Si intravede la versatilità di De Nittis nel dare la luce ai suoi luoghi elettivi della pittura: Londra e Parigi.

SALA 5 - DIVERTIMENTO

  • Il consumismo della seconda metà dell’Ottocento porta al divertimento, alla sfarzo e alle modo, nascono soggetti dove lo spettatore si ritrova dentro la scena.

SALA 6 - IL FINESTRINO

  • I boulevard e le piazze parigine e londinesi vengono colte da De Nittis con una efficacia visiva e un’intensità poetica che colpiscono i suoi contemporanei.

SALA 7 - FERRO E VAPORE

  • Nei soggetti c’è il futuro della rivoluzione industriale, da nuovi cantieri metropolitani alla ferrovia con il treno a vapore

SALA 8 - IL GIAPPONE

  • De Nittis era affascinato dall’arte giapponese, non si limitò a collezionarla, ma anche a studiarla attentamente e a prendere importanti spunti.

SALA 9 - LA NEVE

  • Le nevicate parigine sono l’occasione per sperimentare dal punto di vista luminoso e cromatico le tonalità di bianco.

SALA 10 - GLI INTERNI

  • Artista di quadri all’aperto, De Nittis si cimenta negli ultimi anni della sua carriera anche con la pittura di interni, con la luce artificiale. Il salotto della Principessa Mathilde è uno dei quadri più celebri del De Nittis “mondano”.

SALA 11 - TUTTI IN PISTA

  • Una produzione significativa dell’opera di De Nittis è ambientata nel mondo delle corse, nel filone di documentare la società.

SALA 12 - EN PLEIN AIR

  • Stanco della vita frenetica di Parigi, De Nittis decide di trasferirsi in campagna dove realizzerà le ultime sue opere all’aria aperta, a conclusione di un grande percorso artistico