De Nittis, ecco chi era Léontine: presenza discreta sempre al servizio di suo marito

I coniugi De Nittis erano affiatati: la francese Gruvelle accantonò per lui i sogni di diventare scrittrice di rango

Léontine Lucile Gruvelle sta in quell’elenco breve di donne del passato che hanno contribuito a rimpolpare il patrimonio artistico di una realtà italiana, cara al cuore e all’anima, sebbene lontana dalla loro residenza straniera.

L’esempio migliore è quello della principessa Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici (1667-1743), ultima rappresentante del ramo granducale del suo casato, che, essendosi sposata con un nobile tedesco, una volta vedova tornò nella sua Firenze, e nelle sue ultime volontà lasciava allo Stato toscano tutto il patrimonio artistico che aveva ereditato dal fratello Gian Gastone. Grazie a lei, Firenze è tuttora una straordinaria capitale delle arti. A Ferrara possiamo parlare della vedova di Giovanni Boldini, Emilia Cardona, la quale contribuì a far portare in città molto di quanto lasciato per testamento dal maestro, al fine di dare vita al Museo a lui dedicato.

DONO A BARLETTA. Léontine destinò in eredità a Barletta, città natale di Giuseppe De Nittis, il patrimonio del marito, immobili, gioielli, perfino la biancheria, ma soprattutto quadri, studi, incisioni, libri, con divieto di vendere alcunché, specie alla Francia che non gli aveva tributato il giusto apprezzamento postumo. Il suo testamento fu aperto nel settembre 1913, un mese circa dopo la morte.

L’anno seguente giunse in Puglia tutto quanto riguardava il lascito. Titine (o Titina, nell’italiano che Giuseppe non abbandonava) ed il suo Peppino sembrano una coppia mitologica, affiatatissima. Lei era nata a Blois in una famiglia infelice, la madre sempre assente e il padre malato di mente. Peppino la capiva, perché suo padre si era suicidato e la madre era morta quando lui non poteva ancora ricordarla.

Si sposarono nel 1869. Lei aveva pochi anni più di lui, che era del 1846. L’italiano ottenne la sua totale dedizione. Dopo la morte in culla di una figlia avranno un maschietto, Jacques. Léontine diventò la modella preferita di Giuseppe, un uomo geloso, ma fedele e pudico, tanto che i nudi nella sua opera sono rari. Eppure il suo fascino mediterraneo piaceva, e resta tra le righe l’amore nutrito per lui, invano, dalla governante di casa, la fedele Dinah.

Léontine, modesta, riservata ma anche briosa, fisicamente minuta e non esuberante, intanto, scriveva, ma quanto a pubblicare, niente, perché Peppino non era mica d’accordo. Per lui una moglie non deve mai distrarsi dal volere e dal benessere del coniuge. La sua missione sarà quella di far trionfare l’arte di Peppino. Léontine restò sbalordita dalla morte improvvisa del marito, a Saint-Germain- en-Laye, avvenuta nell’agosto 1884. Peppino era debole di bronchi, ma nulla faceva sospettare una fine così repentina. Da giorni vedeva tutto a pallini, nulla di sconvolgente.

Invece. Congestione cerebrale e polmonare. Edmond de Goncourt, scrittore celeberrimo, corse a visitarla: la trovò in una stanza meravigliosa, ornata da variopinti ventagli giapponesi, frastornata, distrutta. E con 200.000 franchi di debiti da onorare. Oggetti di pregio le vennero sottratti con l’inganno nel momento di sconforto e confusione seguito al decesso del marito, si scrisse che la sua casa era stata in pratica svaligiata da chi credeva le fosse amico.

Con scarsa eleganza, proprio de Gouncourt, nelle sue memorie, delineò un ritratto negativo di Madame De Nittis, definita calcolatrice, gretta, anche se molto innamorata. Léontine perse prematuramente anche il figlio Jacques. Metterà poi insieme appunti e ricordi di Giuseppe, che taluni hanno bollato come un insieme in gran parte d’invenzione letteraria, confluiti in un libro che fu finalmente libera di firmare.

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