De Nittis, oltre la tenda all'ingresso si entra in punta di piedi come in camera oscura

La mania di catturare le immagini: forse oggi l'artista di Barletta avrebbe sempre lo smartphone in mano

Ci sono due enormi tende nere, tipo quelle all’ingresso delle sale cinematografiche, che ti separano dalla prima sala della mostra “De Nittis e la rivoluzione dello sguardo”, a perta da domenica 1 dicembre a Palazzo dei Diamanti.

Una barriera necessaria proprio per entrare in una specie di camera oscura con un unico quadro (La traversata degli Appennini) che è una sorta di quadro- manifesto della visione di De Nittis, uno sguardo fotografico, un’istantanea, in questo caso rubata da una carrozza che lo portava dalla natia Barletta alla Francia, a Parigi. Istantanea è un termine fondamentale e necessario per capire la sua opera e non a caso i dipinti in mostra sono accostati a celebri fotografie d’epoca e alcuni spezzoni di filmati dei fratelli Lumière.

QUELLE 100 FOTOGRAFIE. Nel suo atelier gli esecutori testamentari nel redigere l’inventario, annotarono anche una scatola contenente un centinaio di fotografe. A farci da guida in questa anteprima alla rassegna, organizzata dalla Ferrara Arte e dalle Gallerie d’arte moderna in collaborazione con il Comune di Barletta, sono le tre curatrici Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi e Hélène Pinet.

ALLESTIMENTO. Le sale sono più che mai ancora in allestimento, alcuni quadri attaccati alle pareti altri appoggiati per terra, ne manca solamente uno che deve arrivare da Genova. I tecnici controllano e sistemano le luci, su alcuni enormi tavoloni sono appoggiati quadri che vengono “perlustratiti” con luci e lenti, su un altro una preziosa cornice viene ritoccata da mani sapienti.

C’è la solita e immancabile confusione, chissà come la “fermerebbe” De Nittis in un suo quadro. Il percorso nelle sale che raccolgono circa centocinquanta opere, tra foto e dipinti, è scandito dai temi che sono stati individuati per una «mostra dal taglio originale, che rilegge la parabola creativa del pittore da una prospettiva che evidenzia la carica innovativa della sua arte e il suo modo, per certi versi inedito, di guardare la realtà e tradurla con immediatezza sulla tela per mezzo di inquadrature audaci, tagli improvvisi, prospettive sorprendenti, affiancate a una sapiente resa della luce e delle atmosfere ».

I paesaggi che ammiriamo dimostrano una sua grande sensibilità, sia che si tratti del caldo sole della sua terra natia, che dei cieli parigini, delle atmosfere nebbiose di Londra come nel quadro che mostra il Parlamento in una immagine serale vista dal ponte di Westminster, dove al parapetto sono appoggiati comuni cittadini che guardano verso il Tamigi accanto ai quali il pittore mette anche noi nello stesso taglio visivo. Vincent van Gogh inviò al fratello una lettera con uno schizzo del quadro di De Nittis dicendo come il pittore era stato bravo nel ricreare quell’atmosfera che lui stesso aveva visto. Accostare quadri e foto «non vuol mostrare una discendenza diretta – ha detto Pacelli – ma un diverso modo di guardare che poi si trasferisce anche nei linguaggi di rappresentazione ».

La fotografia, come massimo emblema di modernità, «stimolava i pittori a cercare nuove formule espressive attraverso l’inquadratura e la resa dei valori tonali e luministici utili alla restituzione degli effetti atmosferici ». I tocchi rapidi e sommari dell’essenziale tavolozza di De Nittis, «sono sufficienti per restituirci una scena in cui vero e sentimento del vero coincidono». Nelle sale dei Diamanti si sente ancora il fruscio dei vestiti dipinti da Boldini, oggetto dell’ultima bella mostra, ed è impossibile non accostare i due grandi pittori che hanno convissuto le atmosfere parigine. De Nittis è un pittore moderno, che forse oggi si sarebbe portato dietro lo smartphone per catturate immagini. 

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