Omicidio Fusi, nei messaggi anonimi offese e minacce. La donna aveva denunciato

Copparo, la vittima era andata dai carabinieri lamentando lo stalking. Intanto l’avvocato dell’assassino lascia: non me la sento più

COPPARO. Potrebbero arrivare oggi i risultati dell’esame tossicologico sul corpo di Cinzia Fusi, la donna di Copparo di 35 anni uccisa dal compagno e datore di lavoro Saverio Cervellati il 24 agosto a colpi di mattarello.

E intanto interrogatori e documenti danno un quadro sempre più inquietante della vita delle vittima, una vita resa infernale dall’uomo che diceva di amarla. A confermarlo è l’avvocato della famiglia Fusi, Denis Lovison: «Cinzia era stata isolata da tutto e da tutti - spiega -. Lui la trattava come un bene di sua proprietà, quella ragazza non aveva più amici e la sua famiglia era tenuta all’oscuro di tutto». Particolare non di poco conte emerso durante le indagini, una denuncia per stalking che la Fusi aveva trovato il coraggio di portare avanti pur di venirne fuori. Inutilmente.


Richiesta di aiuto. Cinzia Fusi era stata dai carabinieri ed aveva fatto denuncia contro ignoti. «Da qualche tempo sul suo telefonino arrivavano una serie di messaggi anonimi sempre molto pesanti», dice l’avvocato. Parolacce, frasi offensive, ma anche e soprattutto minacce. «Il sospetto che fosse lui è sempre stato molto forte, oggi a maggior ragione - prosegue Lovison -. Ma gli sms venivano inviati non dal telefono, bensì da un pc con iscrizione ad uno di quei siti che lo permettono. Purtroppo non è stato possibile risalire al mittente o, meglio, non è stato possibile provare che a mandarli fosse lui».

E, ancora, «per cercare di uscire da quella situazione Cinzia ha fatto il possibile ma ormai la dipendenza da quell’uomo era totale. Era il suo datore di lavoro, aveva in mano la sua vita sentimentale, la ricattava in ogni modo. E quando lei ha tentato di ribellarsi facendogli credere di essere uscita con altro, lui l’ha picchiata. Per poi ammazzarla qualche tempo dopo». Intanto, l’avvocato difensore di Cervellati, Luca Tieghi, ha rimesso il mandato: «Non me la sento di difenderlo». —