Ferrara, 26 dirigenti contro l’Asl: causa da un milione di euro

Psicologi, farmacisti e biologi lamentano la bassa retribuzione di risultato e chiedono l’adeguamento per cinque anni di stipendio. L’azienda si oppone 

FERRARA. Il “premio” corrisposto dall’Asl non è sufficiente a ripagare l’impegno dei dipendenti: troppo basso, protestano 26 professionisti dell’azienda sanitaria, che ora chiedono un cospicuo adeguamento dell’importo. Per convincere l’ente di via Cassoli ad aprire il portafogli si sono rivolti all’avvocato tre anni fa, ma la causa sta iniziando a muovere concretamente i primi passi in queste settimane, con la nomina dei legali e consulenti tecnici che dovranno valutare la fondatezza delle istanze dei ricorrenti.

Le sentenze


A livello nazionale non si tratta di un inedito: questi contenziosi sono già stati avviati dai dipendenti di altre amministrazioni sanitarie con esiti diversi. Le sentenze dei giudici, non di rado, hanno riconosciuto il diritto degli addetti ad essere risarciti, con l’innesco dei relativi ricorsi da parte di aziende territoriali e ospedaliere.

In genere, trattandosi di cause legali attivate da gruppi di persone, una sentenza sfavorevole per l’ente pubblico può comportare un consistente esborso per le casse dell’ente. L’ultimo atto amministrativo disposto dall’Asl estense risale al 28 novembre scorso ed è proprio la nomina del consulente dell’azienda, Renzo Alessi, che collaborerà con l’avvocato Benito Magagna, anche lui nominato recentemente, per dirimere la questione davanti al giudice del lavoro. La controparte è composta da 26 dirigenti sanitari non medici, in particolare biologi, farmacisti e psicologi che chiedono il riconteggio delle somme ricevute a titolo di premio di risultato nei cinque anni compresi tra il 2011 e il 2015.

Le richieste

Il cuore della causa ruota attorno «all’accertamento del diritto» all’integrazione della differenza «tra quanto concretamente attribuito ai ricorrenti dall’azienda a titolo di “retribuzione di risultato” e quanto da loro richiesto sulla base della rideterminazione del cosiddetto “Fondo per la retribuzione di risultato”». In pratica lamentano di aver perso “chance” in busta paga rispetto agli obiettivi effettivamente conseguiti. L’entità della contesa è ben specificata in una parte della delibera, quando si precisa che lo scopo di chi si è rivolto al tribunale è di ottenere il «pagamento delle relative differenze retributive, oltre agli interessi e rivalutazione fino al saldo, nonché la corretta determinazione del fondo per la retribuzione di risultato per le annualità successive».

Richieste non facilmente quantificabili, se si includono anche gli effetti sugli emolumenti futuri. Stando a quanto si è appreso da fonti non ufficiali il costo attuale potrebbe essere piuttosto salato per l’azienda sanitaria, si parla di qualche centinaio di migliaia di euro, fino a un milione e oltre.

La normativa a cui si fa riferimento risale agli anni ’90 e ha subìto successivi adeguamenti. L’azione legale potrebbe lasciare un segno visibile nel bilancio dell’ente. I precedenti sono numerosi e le cronache confermano che azioni legali sono spuntate qua e là nel Paese.

Una panoramica

Uno dei casi più clamorosi riguarda una sentenza emessa dal Tribunale di Napoli che ha dato torto a un’Asl del capoluogo campano riconoscendo, l’anno scorso, la legittimità delle quote di risultato reclamate da alcune centinaia di dirigenti con un esborso presunto di qualche milione di euro a carico delle casse dell’azienda sanitaria. Anche in Toscana, a Massa, l’esito di un procedimento è stato favorevole ai dipendenti: la Cassazione ha accolto l’istanza di 33 dirigenti, per un importo di diversi milioni di euro. Non molto lontano, a Pistoia, il tribunale ha deliberato a favore di alcune centinaia di professionisti: l’Asl non avrebbe incrementato il fondo incentivi mentre aumentava invece il numero dei dipendenti. —

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