Pfas nell’acqua Hera, il Veneto fa da solo

Il sindaco di Occhiobello dopo gli sforamenti estivi: Acquevenete vuole rendersi autonoma dalle forniture ferraresi

In Veneto sono intenzionati a risolvere alla radice il problema delle forniture di acqua potabile Hera a rischio di presenza di C6O4, sostanza inquinante di ultima generazione: vogliono fare da soli. Il progetto di Acquevenete comunicato al Comune di Occhiobello, che l’estate scorsa aveva scovato tracce di questo potenziale interferente endocrino nelle acque potabili immesse in rete dalla multiutility emiliana, è infatti di diventare autonomi da quelle forniture, che arrivano dall’impianto di potabilizzazione di Pontelagoscuro. Non si conoscono progetti d’intervento specifici, invece, da parte della multiutility che rifornisce d’acqua tutto il territorio ferrarese, “lavorandola” dal Po, anche perché la potabilità al di fuori del Veneto non è in discussione: solo in quella regione pesantemente segnata dagli inquinamenti della vicentina Miteni, infatti, è presente l’obbligo di eliminare totalmente i residui di Pfas.

la vicenda


La grana Pfas, tra gli inquinanti emergenti in quanto utilizzati in tantissime lavorazioni industriali negli scorsi decenni, e dei C6O4, derivati della stessa famiglia, è stata trattata l’altra sera dalla trasmissione Report di Raitre, che si è concentrata nello specifico sulla situazione attorno agli stabilimenti Solvay, nel Livornese e nell’Alessandrino. Le concentrazioni di questi inquinanti nel tratto terminale del Po risalgono, quasi certamente, al lento diffondersi nelle falde dei residui delle produzioni di una fabbrica vicentina. La Regione Veneto ha reagito imponendo ai depuratori operanti sul suo territorio di dotarsi di filtri in grado di ridurre al di sotto della soglia di rilevabilità, che è attorno a 40 µg al litro, la presenza di queste sostanze nell’acqua potabile. Così, quando l’estate scorsa in un punto di prelievo di Santa Maria Maddalena si sono registrati diversi sforamenti, è scattato l’allerta da parte di Acquevenete, l’azienda di Monselice responsabile della distribuzione nella zona. L’acqua con concentrazioni tra i 40 e 60 µg era appunto quella comprata da Hera, distribuita a Santa Maria Maddalena sud e utilizzata in caso di difficoltà di approvvigionamento in falda anche in altre zone. Gli sforamenti sono in parte rientrati con l’aumentare della portata del Po, che probabilmente aiuta nella diluizione delle sostanze chimiche.

L’intervento

Il sindaco di Occhiobello, Sondra Coizzi, rivela che «nei mesi successivi i valori di Pfas si sono abbassati sensibilmente, anche se in qualche caso stanno attorno alla soglia di rilevabilità». In ogni caso, Acquevenete «ci ha comunicato di voler perseguire l’obiettivo dell’autonomia rispetto alle forniture di Hera. Non sappiamo ancora - confida il sindaco polesano - i tempi e gli investimenti previsti, bisognerà essere in grado di soddisfare i fabbisogni aggiuntivi dei periodi nei quali la falda, nella quale si rifornisce Acquevenete, scende eccessivamente».

le prospettive

A Ferrara l’assessore Alessandro Balboni sta sistematizzando i dati dei controlli periodici sull’acqua potabile fornita da Hera, intensificatisi dopo quanto successo in Veneto. Si ribadisce la piena potabilità dell’acqua, che deve appunto rispettare i limiti nazionali e non quelli veneti, e mostra concentrazioni di Pfas «ai limiti della rilevabilità». L’attenzione resta evidentemente alta. —

Stefano Ciervo

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