Hera difende la “sua” acqua: non ci sono tracce di inquinanti

Produzione di Pontelagoscuro costantemente controllata, rassicura  la multiutility.   Negli ultimi mesi nessun sforamento dei valori di C6O4

L’acqua di Ferrara è «senza dubbio potabile» e negli ultimi mesi, successivi a quelli estivi dove nelle forniture di Santa Maria Maddalena erano state registrate tracce dell’inquinanante emergente C6O4, non ha mostrato presenze “sospette”. È quanto ha sottolineato ieri Hera, dopo che era trapelato l’intendimento da parte di Acquevenete di rendersi autonoma nella fornitura idrica anche nelle zone di confine, vista l’esigenza di conformarsi costantemente alla più rigorosa legislazione veneta in tema di inquinanti emergenti, i Pfas che agiscono sul sistema endocrino, dei quali il C6O4 fa parte.

L’acqua distribuita a Santa Maria Maddalena sud, come a Ferrara e in gran parte del territorio dell’Alto Ferrarese, è prodotta dall’impianto di potabilizzazione di Pontelagoscuro. «È costantemente controllata e monitorata - fa presente la multiutility - sia attraverso analisi interne sia ad opera degli enti preposti, in particolare Arpae e Asl, e ha sempre restituito valori di Pfas ampiamente al di sotto degi livello di performance fissati nelle linee guida del ministero della Salute, su parere dell’Istituto superiore di sanità». Si tratta del “famoso” limite cumulativo di 500 µg al litro, e «negli ultimi mesi le concentrazioni rilevate nell’acqua trattata e distribuita dall’impianto di Pontelagoscuro è risultata inferiore a 10 µg al litro. Per il composto C6O4 - ricorda Hera - non esiste regolamentazione nazionale ma solo regionale, in Veneto, con valore inferiore al limite di quantificazione di laboratorio pari a 40 µg al litro. I controlli specifici d’indagine di questo composto, svolti a Pontelagoscuro negli ultimi mesi, non ne hanno evidenziato la presenza, in quanto inferiore al limite di analisi».


La multiutility, che peraltro rifornisce attraverso le sue controllate una quindicina di comuni del Padovano e del Veneziano, sottostando quindi agli obblighi imposti dalla Regione Veneto, conclude affermando comunque di seguire «con attenzione le evoluzioni mantenendo attivo un continuo monitoraggio».

Il problema delle concentrazioni nelle forniture venete si era registrato durante l’estate scorsa, e il fattore stagionale ha probabilmente un’incidenza non trascurabile.

È il caso di sottolineare che i limiti nazionali sui Pfas, definiti molti anni fa, sono in fase di revisione da parte del ministero dell’Ambiente, anche se il decreto Costa che avrebbe dovuto contenere anche questo provvedimento è fermo da diversi mesi. —

S.C.

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