Ferrara, Marattin a processo per diffamazione. Scrisse di Borghi (Lega): «Abusa del titolo di prof»

I deputati Luigi Marattin (Italia Viva) e Claudio Borghi (Lega)

Prima il battibecco in televisione, poi su Facebook il post incriminato. Il leghista lo aveva apostrofato: «Ma lei cosa insegna? Ginnastica?»

FERRARA. «Ma lei cosa insegna? Educazione fisica?» «E lei allora che va a dire in giro da anni che è un professore quando non lo è?»

Era il 29 marzo del 2017, alla trasmissione di La7 Omnibus si parlava di riforma del catasto, di Imu e di Europa e tra Luigi Marattin e Claudio Borghi volavano gli stracci. Una lite che ha avuto uno strascico giudiziario e vede ora il parlamentare ferrarese imputato per diffamazione.


All’epoca dei fatti nessuno dei due era stato ancora eletto deputato: Marattin, allora Pd, era consigliere economico del governo Gentiloni; Borghi, Lega, era responsabile economico per il Carroccio. Punti di contatto tra i due: zero. E in breve, in studio, si erano accese le scintille in un’atmosfera da “Ma mi faccia il piacere”. Il primo affondo era stato di Borghi, che al sentire Marattin difendere l’euro si era irritato al punto da immaginarlo in palestra a insegnare ginnastica, piuttosto che all’Università a insegnare economia. Marattin non era rimasto a guardare, e aveva replicato mettendo in dubbio i titoli dell’avversario.

Il post

Le schermaglie, dopo il programma, erano proseguite su Facebook e poi fino alle carte bollate. Borghi non aveva mandato giù il post che Marattin aveva scritto appena finito il programma, e in particolare là dove ribadiva che Borghi «per anni ha abusato del termine “professore”, essendo solo stato per pochi mesi docente a contratto e poi ovviamente spedito al mittente. In accademia ci può entrare al massimo per portare i caffé, con tutto il rispetto ovviamente per chi fa il catering (molti dei quali conoscono l’economia meglio di lui)». Ed è stata proprio la frase sul social a costare a Marattin una querela per diffamazione; ieri in Tribunale si è tenuta un’udienza lampo - il difensore di Marattin era indisposto - durante la quale Borghi si è costituito parte civile, e poi il processo è stato subito rinviato a marzo.

Nessun dei due contendenti era in aula e nessuno dei due ieri ha voluto commentare; in questi anni li abbiamo visti duellare altre volte in tv, passando nel frattempo dal formale “Lei” al più confidenziale “Tu”, ma intanto il procedimento giudiziario è andato avanti, dopo essere stato annunciato da Borghi già all’indomani del post incriminato: «In università ho insegnato per otto anni - aveva puntualizzato, sempre su Fb - Ho lasciato io l’insegnamento e non sono stato rispedito a nessun mittente. Ma, soprattutto non ho mai abusato di alcun titolo (è reato) e di certo non posso rispondere di come mi chiamano gli altri. Quindi con Marattin ci vediamo in tribunale». Ieri in aula si sono incrociati solo i legali, ma il processo è appena all’inizio. —

Alessandra Mura

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