Aziende pubbliche, allarme multinazionali. Il Comune “blinda” Afm ma vende Amsef

Ferrara, strategia asimmetrica per tutelare il patrimonio municipale: e la cessione delle azioni Hera può fruttare 20 milioni 

FERRARA. Per reagire al “pericolo” fondi e multinazionali interessati alle nostre società di servizio pubblico, il Comune ha in mente un progetto asimmetrico. Una di queste aziende, l’Amsef, è destinata ad essere ceduta tutta o in parte, mentre sono in corso valutazioni di tipo finanziario sulla quota libera della partecipazione in Hera e le farmacie, invece, non si toccano proprio. È questo lo scenario che s’intravvede l’indomani degli annunci in Consiglio comunale dell’assessore Matteo Fornasini, con vista 2020 anche se certe dinamiche sono state impostate dalla precedente amministrazione.

Il caso dell’azienda di onoranze funebri è esemplare. Già tre anni fa la Holding Ferrara Servizi, su mandato dell’allora sindaco Tagliani, aveva avviato una lunga istruttoria finalizzata ad un bando europeo per la cessione prima del 51, poi del 49% dell’azienda, nonostante la riconosciuta opera calmieratrice di un mercato così delicato, del quale detiene oltre il 50%. Ne seguirono reazioni preoccupate dei 28 dipendenti, le lievi modifiche legislative che rendevano meno pressante la vendita e infine il congelamento dell’operazione, in vista delle elezioni. Si era fatto in tempo ad apprendere, tuttavia, del forte interessamento di un paio di fondi esteri con filiali in Italia, che stanno acquistando tutto quanto è in vendita nel settore in Italia centro-settentrionale.



Gli stessi soggetti evocati da Fornasini l’altro pomeriggio, non come opportunità ma come rischio: «Dobbiamo stare attenti perché il settore è in forte trasformazione, si stanno affacciando fondi internazionali molto forti. Proprio per tutelare il patrimonio aziendale dobbiamo aprirci al mercato, altrimenti tra qualche anno rischiamo di avere seri problemi». Si potrebbe ipotizzare quindi una strategia di alleanza con altri soggetti locali, cioè i privati a partire da Pazzi, magari in sinergia con altri operatori del settore. Il Piano di razionalizzazione delle partecipate è comunque perentorio: «Nell’anno 2020 il Comune (...) procederà alla dismissione parziale o totale, a condizioni vantaggiose, del pacchetto azionario detenuto in Amsef». Nella passata legislatura si era ipotizzato un incasso di 1,6 milioni di euro per il 49% della società, ma la situazione potrebbe cambiare in caso di inserimento nel “pacchetto” del forno crematorio.

Con le azioni Hera non vincolate dal patto di sindacato, invece, la giunta si ripropone apertamente di incamerare risorse da utilizzare per investimenti, anche a costo di rinunciare alle cedole annuali. Un’operazione del genere l’ha già deliberata il Comune di Bondeno, che ha stabilito di non scendere sotto 3,77 euro ad azione, contro una quotazione di oltre 3,9. Prendendo quest’ultimo valore come riferimento, si può ipotizzare per l’intera quota di azioni non vincolate di proprietà di Comune e Holding un controvalore di circa 23 milioni. Un bel gruzzolo, senza dubbio, anche se sull’altro piatto della bilancia vanno messi i 2 milioni di dividendi annui finora garantiti.

Sembrano invece diventate intoccabili le farmacie Afm, neglii anni passati oggetto di progetti di alleanza con varie ex municipalizzate emiliane, che nel piano Fornasini sono destinate di un «mantenimento senza interventi». E dire che proprio questo è il settore dove fondi e multinazionali sono già qui. È il caso del marchio Lloyds del gruppo Admenta Italia, che dopo aver conquistato le Comunali di Bologna e molti altri punti vendita in Italia centrosettentrionale, da qualche mese campeggia alla galleria dell’Ipercoop Castello. Oppure il gruppo Hippocrates, sbarcato sui Trepponti di Comacchio. «La politica di distribuzione diretta dei farmaci da parte della Regione ha indebolito le farmacie, e non è una sorpresa l’arrivo di questi grandi gruppi - dice Stefania Menegatti (Federfarma) - I problemi sono gli stessi per privati e per l’Afm». —

Stefano Ciervo

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