La solidarietà corre sul ghiaccio: tutta la classe spinge la sedia a rotelle

Una ragazzina disabile guida il lungo serpentone di compagni entusiasti. E la scena lascia a bocca aperta tutta Portomaggiore

PORTOMAGGIORE. Le belle storie vanno raccontate. A maggior ragione se protagonisti sono gli adolescenti e la scuola che frequentano. Una classe passa le due ore di educazione fisica sulla pista del ghiaccio allestita in piazza a Portomaggiore. Tutti con i pattini e la loro compagna sulla carrozzina che guida una serpentone colorato e allegro. Il sindaco Minarelli si affaccia alla finestra del Comune e resta incantato. Anche chi passa si ferma a guardare e qualcuno immortala l’immagine in un bellissimo scatto. Perché è bella, molto. Perché racconta di come la scuola sia stata in grado di insegnare l’inclusione e di come quei ragazzi di seconda superiore l’abbiano fatta propria.

Un gesto semplice ma speciale, quello che ha visto protagonisti nei giorni scorsi i ragazzi di una classe di seconda superiore dell’istituto Rita Levi Montalcini di Portomaggiore che durante le ore di educazione fisica hanno aiutato una compagna diversamente abile a pattinare con loro nella pista che dal 2 dicembre è stata creata nella piazza municipale del paese e che resterà agibile fino al prossimo 7 gennaio.


I ragazzi si sono infatti preoccupati di far vivere alla loro amica una splendida esperienza sul ghiaccio.

Una scena che non è passata inosservata al sindaco Nicola Minarelli affacciato alla finestra del Comune dà proprio sulla pista «un gesto che mi ha colpito – spiega il primo cittadino di Portomaggiore – mi sono incantato per dieci minuti ad osservare come si stessero prendendo cura dell’amica, speravo che venisse raccontato da qualcuno».

Anche la Pro Loco del paese, che gestisce l’impianto sportivo, si è mostrata piacevolmente colpita dal commovente momento: «Pensavamo che la ragazzina sarebbe stata costretta a passare il tempo fuori dalla pista a guardare i compagni, invece i suoi amici l’hanno coinvolta subito, senza nemmeno esitare e l’hanno portata dentro». E chi ha creduto anche solo per un momento che quella ragazzina non potesse pattinare, e sono stati in tanti quella mattina, si è dovuto ricredere a dimostrazione che alle volte le barriere, oltre che fisiche, sono in primo luogo mentali. —

Filippo Navarra

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