Istigazione al suicidio tra minori I casi difficili dei Servizi sociali

In Commissione d’inchiesta L’illustrazione delle modalità con cui operano le aree di tutela di bimbi e ragazzi allontanati dalle famiglie

Due ragazzini di scuola media segnalati alla procura per istigazione al suicidio, un bambino – abbandonato in ospedale alla nascita – che vive lontano dalla sua famiglia di origine da quando ha emesso il primo vagito. Sono casi di straordinario disagio delle famiglie che hanno per protagonisti soggetti fragilissimi, fascicoli finiti sul tavolo dell’Area minori dell’Asp e del Servizio sociale prima di approdare su quello che ospita i lavori della Commissione di indagine comunale sugli affidi. Ieri l’organismo si è riunito per approfondire la conoscenza della modalità con cui operano i servizi di tutela dei minori e, nell’esemplificazione resa dalla responsabile di questa specifica area dell’Asp, Angela Mambelli, sono state citate situazioni che richiedono un lavoro massiccio e integrato del servizio.

«Alcuni casi – ha dichiarato Mambelli - richiedono decine di ore di impegno da parte degli operatori, affiancati dalla scuola, che può segnalare la vicenda di un minore da tutelare, dall’Asl, dalle forze dell’ordine, dalla magistratura. Ma altre vicende possono essere risolte più velocemente e non è detto che il rientro in famiglia sia sempre l’esito più corretto o raccomandabile».


L’età dei soggetti che si rendono protagonisti o sono vittime di episodi che possono richiedere l’intervento tempestivo della magistratura rende la materia particolarmente delicata e dovrebbe sottrarla a semplificazioni e tentativi di strumentalizzazione. Per spiegare l’ambito e i limiti nel quale si muovono gli operatori del Servizio sociale e dell’Asp ieri sono state invitate in commissione l’assistente sociale Nadia Tarroni e la coordinatrice dell’Area tutela minori, Silvia Bonsi, affiancate da Angela Mambelli. A presiedere la seduta, la presidente, Catia Pignatti. «Ogni caso - hanno spiegato le tre referenti - deve essere esaminato nella prospettiva di tutelare la posizione del bimbo o del ragazzo, il progetto deve essere partecipato il più possibile e la famiglia, se il minore deve essere allontanato, viene tenuta sempre informata sulla sua situazione».

A Ferrara il provvedimento viene firmato o dal direttore dell’Asp o del responsabile del Servizio. L’attività è stata definita con linee guida e anche la Regione ha un data base (Sisam-ER) con dati aggiornati sul lavoro dei servizi. —

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