Effetti del sisma e mini-cedimenti. Due baluardi in “movimento”

Ferrara. Sant'Antonio scivola lentamente, San Pietro non è più stabile. Dopo il monitoraggio il Comune è ora pronto a intervenire

FERRARA. Alcuni baluardi delle mura sud della città, simbolo di stabilità e robustezza, sono... in movimento. Uno, in particolare, sta ruotando molto lentamente, sotto l’effetto congiunto di diverse forze, mentre il suo vicino, che sembrava essersi assestato dopo i primi interventi, richiede ancora attenzione. Si tratta, è bene sottolinearlo, di movimenti molto lenti, che sono costantemente sotto controllo da parte degli uffici tecnici del Comune, ma lo status particolare delle Mura, patrimonio Unesco, accentua la delicatezza di ogni intervento. Il Comune quindi ha avviato uno studio propedeutico ad un intervento pilota.



I due baluardi

Sotto osservazione è in particolare il Baluardo di Sant’Antonio nelle Mura sud, l’unico a non aver ancora beneficiato di consolidamenti. «Grazie ai monitoraggi che svolgiamo da anni - spiega Natascia Frasson, dirigente comunale di Beni monumentali - abbiamo verificato che la “punta” sta ruotando, in maniera lenta e seguendo delle dinamiche stagionali. Senza interventi, nel giro di vent’anni il baluardo si rovescerebbe. I motivi? Cedimenti differenziali del terreno ed effetti del sisma». E qualche problema c’è anche per il vicino Baluardo di San Pietro, quello che conduce attraverso l’omonima porta a via Baluardi e ad Architettura: anche lui è in movimento, dopo i primi interventi di consolidamento, e quindi andrà “ripreso”.

La prima mossa del Comune è stata affidare ad uno specialista, Denis Zanetti “erede” professionale dello strutturista Giuliano Mezzadri, la lettura dei dati e la predisposizione di un progetto d’intervento. Per entrambi i baluardi sono stati stanziati a questo scopo 28.707,39 euro.

Una volta completato il progetto, si partirà, presumibilmente entro la fine del 2020, con il primo intervento di consolidamento al Baluardo di Sant’Antonio, per poi passare al “cugino”. Nella delibera che approva l’incarico a Zanetti, per inciso, si parla di recupero «assolutamente necessario per l’attuale precarietà raggiunta dalle strutture», in maniera da garantire «la fruizione delle aree con finalità turistico-ricreative da parte della cittadinanza».


Verde a nord

Questi interventi non sono certo gli unici in vista sulla cinta muraria. A Nord, ad esempio, cresce a vista d’occhio una patina di verde che sta lentamente ingoiando tratti di sempre più ampi dell’antica struttura. Le pecore tosaerba, impiegate per qualche anno nel vallo murario, contribuivano a tenere sotto controllo la crescita di vegetazione anche sulla cinta muraria, ma il problema maggiore è rappresentato dal fresco divieto di utilizzo d’intere famiglie di diserbanti chimici in ambito urbano. «In quell’area gli interventi di restauro sono stati effettuati negli anni tra il 1985 e il 1995 - ricorda Frasson - In ogni caso a partire dal prossimo bilancio sono previsti stanziamenti specifici per la “ripresa” di pezzi di cinta muraria».

Fornici ammalorati

Anche i fornici sono osservati speciali da almeno un paio d’anni, da quando cioè si sono verificati distacchi di materiale dai volti con conseguenti cadute in strada. Dopo i primi interventi di puro tamponamento, l’anno prossimo, a partire da febbraio, partiranno i lavori di consolidamento strutturale, a cominciare dalla pulizia dei ferri del cemento armato. I due fornici interessati sono quelli delle vie Azzo Novello e Tumiati. —

Stefano Ciervo

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