Ad Argenta chiude la catena Punto Moda. «Costretti a gettare la spugna»

Il titolare di Punto Moda Stefano Mantovani

Il primo negozio fu aperto nel 1965 a Codigoro, ad Argenta inaugurò 14 anni fa. Il titolare: «Con le liberalizzazioni e le vendite via internet, lo scenario è cambiato» 

ARGENTA. La locandina collocata all’ingresso del negozio non lascia dubbi: c’è scritto “liquidazione totale per cessazione attività”. Proprio così: il negozio Punto Moda di via Don Minzoni abbasserà le serrande. Non c’è ancora una data precisa, «ma per fine gennaio dovremmo chiudere», conferma il titolare Stefano Mantovani.

E con il punto vendita di Argenta, termineranno l’attività anche quelli di Codigoro e di Copparo. È infatti una piccola catena, molto apprezzata in provincia per la qualità dei suoi capi d’abbigliamento uomo-donna lungo decenni di lavoro, a gettare definitivamente la spugna.


Fine della dinastia

«È arrivato il momento di chiudere – racconta Mantovani –, per la verità non ci lasciano molte alternative. Siamo arrivati al limite». Calo delle vendite, aumento dei costi, crescita della concorrenza: è una somma di fattori negativi che mette in difficoltà gli esercenti. E che provoca, nel caso di Punto Moda, la fine di una dinastia di commercianti.

Tutto iniziò a Codigoro 54 anni fa. «Furono i miei genitori ad aprire il negozio di piazza Matteotti, in pieno centro. Poi 30 anni fa inaugurò il punto vendita di Copparo in viale Carducci e 16 anni fa è toccato ad Argenta», racconta Stefano Mantovani, che assieme ai fratelli Giorgio e Marco ha preso il testimone dai genitori nella conduzione del business di famiglia.

Nel periodo migliore per gli affari, vale a dire una ventina d’anni fa, Punto Moda era arrivato a contare una ventina di dipendenti. Poi i tempi sono cambiati, secondo qualcuno peggiorati.

La botta finale

«Con le liberalizzazioni – sostiene Mantovani – lo scenario è mutato. Il settore si è dilatato in modo esagerato: non è possibile pensare di poter dare a tutti la possibilità di vendere. È diventata una vera e propria guerra tra poveri. E sopra tutti ci sono i centri commerciali, gestiti da società multinazionali».

Competere si è fatto sempre più complicato, i margini di guadagno sono diventati via via più ridotti. E poi «la botta finale», come la definisce l’imprenditore, è arrivata dal mondo di Internet: «Con le vendite on line è arrivata un’ulteriore evoluzione, che ricade sulle spalle del commercio tradizionale. E la cosa più drammatica è che nessuno ti aiuta. Costringendoti a chiudere».

Il 6 dicembre nei tre negozi è iniziata una fase di vendita con sconti dal 50% all’80%, fino ad esaurimento della merce. «In queste settimane – conclude Mantovani – siamo stati sommersi dall’affetto incredibile dei nostri clienti, molto sorpresi e rammaricati dell’annunciata chiusura. La cosa ci ha fatto evidentemente piacere, ma con il solo affetto non si va avanti, purtroppo». —