Meloni arringa i ferraresi «La regione merita di più»

Le leader di Fratelli d’Italia in città: flash mob all’ex Carife e comizio in sala Borsa «L’Emilia è una locomotiva non grazie, ma nonostante il centrosinistra»

Parte dalla sede che fu della Carife e termina nella sala della ex Borsa la giornata ferrarese della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

Carife


«Siamo qui per parlare di problemi concreti, come quello di coloro che hanno perso i loro soldi per colpa della decisione scellerata di anticipare il bail-in», annuncia ai risparmiatori traditi intervenuti al flash mob davanti a Palazzo Koch, in corso Giovecca, dove tra i manifestanti c’è chi sottolinea che «solo 3.500 azzerati su 35.000 hanno fatto domanda di rimborso, a causa della difficoltà delle procedure». «È stato grazie a noi - rivendica Meloni - se i risparmiatori hanno potuto usufruire di un punto informazioni sulle pratiche per le richieste». E poi attacca Bankitalia: «C’è un conflitto di interessi enorme, è controllata da coloro che dovrebbe vigilare, ma la nostra proposta di renderla a controllo pubblico è stata respinta da coloro che ora si sbracciano sulla mancata vigilanza». Quello di Carife è il tema locale su cui Meloni ha insistito maggiormente anche dal palco allestito all’ex Borsa per l’iniziativa intitolata “Liberiamo l’Emilia Romagna”: «Una platea così numerosa - esordisce - mi dà l’idea del risultato che otterrà FdI alle Regionali, contribuendo a una vittoria storica: questa regione può avere di più».

La locomotiva

Regione che, ammette, «è una locomotiva, è tra le più efficienti d’Europa, ma questo non grazie al centrosinistra, ma nonostante il centrosinistra. Il merito vero è della popolazione laboriosa e responsabile di questa regione», conclude glissando così lo scomodissimo tema del buongoverno emiliano-romagnolo e “salvando” al contempo gli elettori.

Lo ripete anche il senatore Alberto Balboni, insieme a lei sul palco con il deputato Tommaso Foti, il coordinatore regionale Galeazzo Bignami e i quattro candidati ferraresi alle Regionali: il coordinatore provinciale Mauro Malaguti («il primo consigliere regionale del Pdl ad aderire al nostro partito pur senza speranza di essere rieletto«); Cesare Gaiani («leader storico di Argenta, per 35 voti non è diventato vicesindaco»); Valentina Coppola («ha corso da sola a sindaco di Masi Torello e ha preso il 48%, ora quel Comune ha un sindaco che si dice leghista e un vicesindaco Pd») e Rita Canella («ora all’opposizione a Tresigallo, ma ancora per poco»). Nell’augurasi il 26 maggio una «svolta in Emilia Romagna, che dall’anno della sua costituzione, nel 1970, è stata ininterrottamente governata dalla sinistra con il suo potere asfissiante», Baboni ha poi lasciato spazio alla Meloni, stuzzicata sul drenaggio di voti alla Lega: «Un tema che piace ai giornalisti, non a me - risponde tradendo comunque una certa soddisfazione - All’interno di una coalizione la cosa intelligente è lavorare per crescere tutti, i voti si rubano agli avversari, non agli alleati».

Il governo

Poi si dice pronta a confrontarsi con Bonaccini, «nervoso, perché sa di rischiare di perdere»; rilancia il tema degli immigrati usati per «ingrassare le coop rosse», e ribadisce che dal voto regionale dipende il destino del Governo. «È evidente che se anche in quella che è sempre stata considerata una roccaforte della sinistra i cittadini dovessero decidere di votare la destra, tutti dovrebbero fare i conti su dove sta il sentimento del popolo italiano anche rispetto al governo nazionale».

Il tutto mentre al comizio irrompe a sorpresa Vittorio Sgarbi, così accolto da Balboni: «È arrivata la bellezza».

A.M.

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