Copparo, condanna per maltrattamenti: «Ma è cambiato e va premiato»

Fu arrestato per violenze sulla moglie, ha chiesto scusa e si separerà. Pena di 2 anni ed è libero. Il legale: «Ha capito la gravità delle azioni e si curerà»

COPPARO. È la prima sentenza del dopo “codice rosso”. E ha visto A.E, di 32 anni, patteggiare una pena di 2 anni per maltrattamenti sulla moglie, con pena sospesa: ossia, è tornato in libertà.

Struttura cercasi

Una pena mite, soprattutto alla luce proprio dell’applicazione della nuova norma a tutela e contro la violenze alle donne, che prevede sì delle aggravanti ma anche una serie di attenuanti nel caso in cui la persona coinvolta nella vicenda - in questo caso il marito - dia prova di un cambiamento di comportamenti, si riappacifichi e soprattutto si voglia sottoporre ad un percorso terapeutico in strutture ad hoc contro la violenza. Ma la legge è talmente recente (agosto scorso) che queste strutture esistono solo sulla carta, al momento non sono reperibili: questa però è altra storia, e questo sarà il prossimo passo, trovare un ente e stabilire il percorso, per i legali del marito. Resta il processo, per maltrattamenti: per una serie di violenze psicologiche e fisiche, l’ultima il 14 settembre scorso, quando il marito venne arrestato dai carabinieri perché la moglie chiusa in bagno con la figlia piccola, dopo l’ennesimo litigio, li chiamò, denunciando l’ultima aggressione (7 giorni di prognosi). Il processo ha stabilito vi furono maltrattamenti, ma lo stesso marito dopo una lunga istruttoria (ha passato 2 mesi in carcere e 2 ai domiciliari) ha convinto i legali (Carmelo Marcello e Darien Levani) e poi i magistrati che meritava le attenuanti previste. Questo per evitare quelle conflittualità - spiegavano ieri gli stessi legali - che poi una volta scontata la pena possano innescare quei meccanismi di non ritorno - vedi alla voce femminicidi - di cui le cronache parlano troppo spesso.

Da qui, un lavoro parallelo non solo giudiziario per preparare questo processo: «Siamo riusciti a far capire al nostro assistito che i fatti di cui era accusato sono assolutamente gravi». Da qui i rapporti con la moglie si sono rasserenati, è stata decisa la separazione consensuale tra i coniugi - ognuno per la sua strada -, l’uomo ha potuto avere contatti con la figlia e ha dato prova anche in questo senso di un cambiamento. E lui stesso negli interrogatori con i magistrati ha dato conto della sua condizione, l’essersi reso conto delle responsabilità penale, in primis, e soprattutto umana, di marito e padre verso moglie e figlia.

La pena sospesa

Alla fine il patteggiamento della pena e la dimostrazione da parte dei difensori che non sussisteva l’aggravante dei maltrattamenti alla presenza della figlia. Ieri al processo davanti al giudice Danilo Russo e al pm Alberto Savino, la moglie non si è costituita parte civile, al marito è stata concessa la sospensione dei 2 anni di pena ed è tornato in libertà. Chiude l’avvocato Marcello: «Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro fatto sul nostro assistito che ha ben compreso la gravità dei suoi comportamenti e soprattutto alla sensibilità dei magistrati del processo». —

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