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Muore a vent’anni dopo un malore in casa. «Era un ragazzo solare e amato da tutti»

Il decesso poche ore dopo la corsa in ospedale. Indagini dei carabinieri per stabilire la dinamica dell’accaduto

Argenta, ventenne muore dopo il malore in casa

ARGENTA. «Abdì era un ragazzo allegro, solare, pieno di amici e di entusiasmo. Ha vissuto poco, è vero, ma per quel poco penso sia stato vivo veramente». Sono le parole pronunciate ieri pomeriggio da Khadija, la sorella maggiore di Abdelilah Maiss, ventenne di origini marocchine deceduto venerdì dopo un malore.

LA TRAGEDIA

Venerdì mattina, secondo una prima ricostruzione, Abdelilah Maiss si è sentito male mentre si trovava a casa ed è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona. Nonostante le tempestive cure, però, le condizioni del giovane si sono aggravate e per lui non c’è stato nulla da fare. Il ventenne, che con i genitori, la sorella maggiore e un fratellino più piccolo viveva ad Argenta, è deceduto in ospedale. I carabinieri di Argenta, informati dell’accaduto, stanno svolgendo le indagini per capire l’esatta dinamica che ha portato alla morte di Abdì.

IL DOLORE

Khadija a poche ore dalla morte del fratello parla a mezza voce, con il dolore negli occhi e nel volto. Quando cerca di alzare un po’ il tono per farsi sentire meglio, le si rompe la voce. Più su di così non va. E allora stretti nel silenzio si ascoltano le parole della sorella, una ragazza distrutta. «È stato un malore, gli volevamo tutti bene. Tutti», dice a denti stretti. Il padre non parla, non trova cose da dire. La vita gli ha dato un figlio e vent’anni dopo gliel’ha tolto, questo è. È successo tutto all’improvviso, in pochi attimi. Due giorni fa tutto è cambiato: per sempre. Il corpo del giovane Abdì resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia che probabilmente verrà effettuata nel corso delle prossime ore.

IL CORDOGLIO

Davanti casa è un via vai di amici, parenti, conoscenti. In tanti portano la vicinanza a questa famiglia, proprio ora, nel momento in cui ne ha più bisogno. Nel momento in cui il dolore è più lancinante. Fuori fa freddo, in casa non ci si sta tutti, c’è chi aspetta fuori il suo turno. Tra un cambio e l’altro il padre gira con una teiera fumante, dà qualcosa di caldo agli amici che sono lì ma che non avrebbero mai voluto partecipare ad un appuntamento simile. Non così, non a questa età. Perché è vero, morire fa parte della vita, ma vent’anni sono pochi. Abdì da qualche tempo aveva interrotto la scuola ma gli amici non li aveva certo persi. Sono tanti gli adolescenti, o poco più, che testimoniano il loro dolore ai genitori e alla sorella. Sono tutti i benvenuti. Le ragazze hanno le lacrime agli occhi, i ragazzi le trattengono. Alcuni indossano gli occhiali da sole anche se ormai la luce sta calando. Il padre stringe mani e ringrazia.

IL RICORDO

«Se lo conoscevo? Sì, era mio cugino», Bader Maiss parla senza scendere dall’auto. Su con lui altri ragazzi. «Mi dispiace moltissimo per quello che è accaduto. Ancora non riesco a crederci», poi si ferma, guarda al di là del parabrezza, dritto davanti a sé e poi continua: «È stata una bella presenza per tutti, per me è stato anche molto importante. Lui – dice Bader – mi è stato molto vicino in un momento per me molto difficile. Anni fa è morto mio padre, stavo malissimo e il suo aiuto per me è stato fondamentale. Porto con me le sue parole di conforto e i suoi consigli; sarà così per sempre». —