Scambiano Cona per il dormitorio: sempre più senzatetto al Pronto soccorso

Il Ps di Cona di notte usato come “centro di accoglienza”. L’assessore Coletti: un tavolo per risolvere il problema

Una notte al Pronto soccorso pieno di senzatetto

FERRARA. È un problema da tempo in cerca di soluzione, ma che al momento poco è stato fatto per risolverlo, tanto che si ripresenta puntuale ad ogni stagione fredda.

È da almeno quattro anni - nel periodo invernale e con il clima più rigido - che vengono fatte ripetute segnalazioni sulla presenza di persone che scambiano il pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona per un bivacco dove dormire e trascorrere la notte al caldo. Ovviamente, lo dice la parola stessa, il “P.S.” deve prestare soccorso e in maniera urgente, ma nella stragrande maggioranza dei casi dei ricoveri “per il freddo” non si tratta di un soccorso sanitario, ma di tipo sociale e assistenziale.

La presenza di persone che stazionano al pronto soccorso solo per dormire e per usufruire dei servizi igienici si dissolve non appena viene giorno, qualcuno viene svegliato, altri si allontanano alle prime luci dell’alba. Per poi tornare puntuale con cadenza quasi giornaliera la sera seguente, a riprova che non siamo in presenza di casi sanitari, ma sociali.

Assistenza o soccorso?

Umanamente è impossibile negare assistenza - in questo caso una barella e una coperta - a queste persone che si presentano, ma è altrettanto vero che esistono strutture adeguate per il ricovero di chi cerca giustamente un posto caldo per ripararsi dal freddo pungente delle notti sottozero non avendo un alloggio.

Ci sono i dormitori e il pronto soccorso ospedaliero anche per una questione igienico-sanitaria e di organizzazione delle emergenze non può essere scambiato per una casa di accoglienza, soprattutto in un periodo in cui la struttura ospedaliera rischia il collasso per le più svariate patologie e dove Cona è diventato il terminale quasi esclusivo di tutte le emergenze sanitarie.

Per affrontare il problema, già sollevato in più occasioni sia dagli operatori sanitari che dall’utenza, nei giorni scorsi è stato affrontato un primo tavolo per cercare di trovare una soluzione al caso.

Tavolo istituzionale

«È un problema che riguarda varie istituzioni e componenti - dichiara l’assessore ai servizi alla persona del comune di Ferrara, Cristina Coletti - in questi giorni abbiamo avuto un primo incontro per analizzare questa situazione che non è nuova. Per risolverla occorre il contributo di tutto: dai servizi sociali del nostro comune, alla prefettura, all’azienda ospedaliera, vanno interessate le autorità competenti perché non va bene che il pronto soccorso venga usato come dormitorio, ma queste persone vanno indirizzate per una giusta assistenza nelle strutture deputate che in città sono operative grazie anche al lavoro delle associazioni che operano nel ramo dell’accoglienza. Il problema va affrontato e si stanno studiando soluzioni».

Stazione chiusa

La questione pronto soccorso-dormitorio ha preso piede da quando quasi 4 anni fa è stata chiusa nelle ore notturne la stazione ferroviaria che era diventata uno dei luoghi di ritrovo preferito dei senzatetto che non vogliono scendere a patti con le regole soprattutto orarie del dormitorio. E così il pronto soccorso di Cona è diventato un punto ottimale per bivaccare, creando quindi i disagi sopra elencati.

Qualcuno ha anche proposto di aprire una stanza all’ex Sant’Anna di Corso Giovecca, una sorta di dormitorio non convenzionale, per evitare l’arrivo al pronto soccorso di Cona.

«Non sono un politico - dichiara un operatore del pronto soccorso, che conosce a fondo la questione - ma come in tutte le cose per risolvere i problemi occorre il buonsenso, queste persone vanno indirizzate da altre parti o si ricava per loro una struttura di ricovero notturno, ma questa non può essere all’interno di un pronto soccorso, soprattutto in questo periodo di massima emergenza». —


 

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