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Investì e uccise la piccola Anna: «Lavora a Ferrara, città delle biciclette. Doveva prevedere i ciclisti senza regole»

I motivi della condanna per omicidio stradale dell’autista d’ambulanza: ma la ragazzina non attraversò a piedi 

Una nuvola di palloncini per l'ultimo saluto alla giovane Anna

FERRARA. Non è stato solo un processo per le conseguenze di un incidente stradale finito in tragedia. Ora è’il’precedente giudiziario, soprattutto a Ferrara, città delle biciclette. Lo spiega il giudice Carlo Negri nei motivi che lo hanno portato a condannare l’autista volontario di una ambulanza della Croce Rossa di Ferrara (Andrea Masini, 1 anni di pena per omicidio stradale) che investì e uccise Anna Fabbri, una ragazzina di 13 anni. Il giudice valuta tutte le circostanze: riconosce che l’autista stava correndo per un “codice rosso”, una emergenza e aveva sirene lampeggianti e sonore accese.

Più prudenza

Ma – sottolinea – che l’autista lavorando in questa città, dove i ciclisti, anche quelli giovani e meno giovani, sono indisciplinati e non rispettano le regole, avrebbe dovuto esser ancor più accorto alla guida: «con una condotta prudente in quel contesto di tempo e luogo (Corso Giovecca incrocio via Ugo Bassi, attorno alle 12. 30 dell’8 aprile 2017, ndr), moderando la velocità e prevedendo la eventualità di attraversamenti da parte di ciclisti con il verde pedonale, avrebbe potuto evitare l’impatto e la morte della ragazzina».

Anna Fabbri, 13 anni


Attraversava in bici

Anna Fabbri attraversava da via Ugo Bassi verso via Mortara, in bicicletta, e aveva il semaforo verde pedonale: questa è stata la sua “colpa”. Che lo stesso giudice ammette e analizza nel “concorso di colpa”: Anna avrebbe dovuto attraversare il passaggio pedonale scendendo dalla bicicletta a piedi. Ma nessuno lo fa, a Ferrara. Non lo fece quel giorno la stessa Anna. Ma l’autista doveva prevederlo. Perché la colpa della ragazzina, pur valutata nel calcolo della pena (ridotta per questo a 1 anno) diventa una sorta di “aggravante” per lo stesso autista. «Masini – scrive il giudice – all’epoca dei fatti svolgeva mansioni di conducente di ambulanze a Ferrara da diversi anni». Dunque, sottolinea il giudice «era a conoscenza delle prevedibili e concrete condizioni di traffico nell’area e nell’orario i cui è avvenuto l’incidente».

E ancora: «Era a conoscenza della presenza delle tante biciclette e del carattere sovente imprudente del comportamento tenuto dai ciclisti, soprattutto in prossimità di incroci o attraversamenti stradali». Sapeva e doveva prevedere. Non l’ha fatto. Per questo il giudice ha ritenuto la sua colpa più grave di quella di Anna. Perché lui, dall’alto della sua esperienza e mansioni, avrebbe dovuto e potuto impedire la tragedia: «L’imputato ha colpevolmente omesso di tenere una condotta che impedisse ed evitasse l’impatto, così provocando il decesso della giovane ciclista». La decisione del giudice è arrivata dopo una serie di perizie di procura (pm Savino, perito Vallini), difesa (avvocato Bergamasco, perito Rendine), parte civile (avvocato Marcello, perito Massa) e infine di una perizia superpartes, ordinata dal giudice (perito Simoncini).

Dopo le considerazioni tecniche, il giudice ha valutato la responsabilità dell’autista. Ma è andato oltre, indicando nella “ferraresità” di questo processo, il motivo per cui ha anche deciso la condanna. Dopo la lettura dell’atto del giudice Negri, l’avvocato che assiste la famiglia di Anna Fabbri (Carmelo Marcello) commenta che la sentenza «è un monito per chi svolge servizi di emergenza-urgenza: chi guida mezzi di soccorso ha il dovere di procedere con la massima prudenza, in particolare quando attraversa le vie delle città e queste sono affollate di utenti deboli».

Tragedia da evitare

«Sirene e lampeggianti accesi – continua – autorizzano a derogare alle regole del Codice della Strada, ma non autorizzano ad abbassare il livello di attenzione e prudenza». Anzi: «Queste impongono di adeguare le manovre e di ridurre la velocità di marcia in prossimità degli incroci qualora l’urgenza richieda di valicarli senza rispettare le norme sulle precedenze. Solo così si possono evitare tragedie come quella che ha coinvolto Anna Fabbri, neppure tredicenne, mentre rincasava da scuola». Di tutt’altro avviso e lapidario Carlo Bergamasco, difensore dell’autista: «Niente di inaspettato dalla sentenza: il problema centrale resta il dovere del conducente di prevedere comportamenti impropri di utenti della strada: a mio avviso per il mezzo di soccorso, questo principio deve essere attenuato: su questo verterà l’appello». –

Daniele Predieri

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