Ferrara, ciclisti imprudenti, più rischi per tutti 

La sentenza Fabbri svela l’ambivalenza della città ciclabile.  La Fiab: le auto convivano con noi, zone 30 in tutto il centro. «Non chiedete di “confinarci”»

FERRARA. A Ferrara c’è un problema “ambientale” in più per gli utenti della strada: «Il carattere sovente imprudente del comportamento tenuto dai ciclisti, soprattutto in prossimità di incroci o attraversamenti stradali». Le parole del giudice Carlo Negri, che fanno parte delle motivazioni della condanna a 1 anno del conducente dell’ambulanza che travolse e uccise la 13enne ciclista Anna Fabbri in fase di attraversamento con il verde ma sulle strisce solo pedonali, hanno suscitato non poco clamore nella “città delle biciclette”. L’idea prevalente è che la sentenza abbia fotografato una situazione di fatto, della quale sia necessario tenere conto quando si guida in città, ma anche che servano interventi e ulteriori step educativi per rendere meno pericolosa la (inevitabile?) convivenza tra automobilisti e ciclisti.

Chi controlla. Il primo avvertimento di Marco Coralli, comandante della Polizia stradale, è di «non trarre conclusioni generalizzate da una sentenza, che riguarda il singolo caso. In generale, bisogna ricordare che la prevedibilità dell’evento è un principio utilizzato per assegnare una colpa generica in caso d’incidente, perché bisogna ricordare - continua Coralli - che la legge impone di fare tutto il possibile per evitare incidenti. Andare ai 49,9 km/h e rispettare le norme in una strada che si sa intasata di utenza debole, insomma, non basta a evitare responsabilità. Bisogna in definitiva tener conto dell’ambiente circostante ed anche dell’eventuale comportamento scorretto altrui».


Peculiarità. Gli automobilisti ferraresi devono quindi rassegnarsi a sopportare più rischi di altri per via di ciclisti troppo numerosi e scorretti? «È vero che fuori Ferrara ci considerano abbastanza unici, ma anche altrove le bici sono sempre di più e si prendono il loro spazio - argomenta Giuliano Giubelli, consigliere nazionale degli Amici della bicicletta - È giusto riconoscere, come ha fatto questa sentenza, la presenza dell’utenza debole, bisogna semmai prendere ad esempio Oslo, che ha già raggiunto l’obiettivo di incidenti zero per bici e pedoni. Come hanno fatto? Togliendo le auto dal centro».



Per i ciclisti, dunque, il problema non è negare un’evidenza, ma studiare assieme rimedi coerenti: «La mezz’ora di sosta gratis in centro per le auto non va nella direzione giusta, ma la soluzione non è confinare i ciclisti nelle piste dedicate, anche perché costruire ciclabili in centro non è facile - ragiona Giubelli - Serve più ciclabilità, cioè condivisione di spazi comuni con misure che favoriscano le bici: zone 30 in tutto l’entromura, più Ztl (rispettate, però, non con furgoni che consegnano a tutte le ore) e maggiore educazione stradale, per tutti ma soprattutto per gli automobilisti. Non mi sembra che nelle scuole guida questo tema sia poco affrontato».

Stato di necessità. In attesa di vedere se il tavolo mobilità a Palazzo municipale invocato «al più presto» dalla Fiab, saranno chiamate anche le scuole guida, c’è da registrare il “grido di dolore” che si alza da quel mondo. «Non sensibilizziamo abbastanza sul rischio-ciclisti? Ma se c’è un intero modulo di teoria dedicato a questo, a Ferrara è una questione di sopravvivenza - esclama Michele Corrain, titolare dell’Autoscuola San Benedetto - Trovarsi a fare guida in via Ariosto con uno stuolo di ciclisti affiancati e contromano, è quasi la normalità. E devo dire che i futuri neopatentati, studenti di quarta o quinta superiore che fino a poco prima usavano solo la bicicletta, restano colpiti: “ma anch’io mi comporto così male quando sono in bici?” è la loro osservazione più frequente».



Anche Corrain evidenzia come la norma preveda di adattare la guida alle situazioni concrete, ma invoca interventi: «Servirebbero più piste ciclabili, ma anche qualche controllo aggiuntivo da parte delle forze dell’ordine: si lascia correre tanto».

Educazione. Resta il fatto che a Ferrara si passa dal guidare un’auto a inforcare la bici anche più volte nel corso della giornata, e che l’educazione del futuro utente della strada a 360º passa per forza per la scuola. «Infatti l’impegno del mondo della scuola e di tutte le istituzioni è pieno da anni sul tema - dice Maria Grazia Marangoni, referente sicurezza stradale dell’Ufficio scolastico - All’Osservatorio regionale si affianca quello provinciale, da tre anni è stato lanciato un progetto di educazione ciclabile al quale è stato abbinato il dono di caschetti. E il 5 febbraio si replica al Boldini lo spettacolo “invulnerabili”. Il problema non è però legato solo all’utenza scolastica, siamo spesso noi adulti a usare le bici in maniera poco corretta; e ricordiamoci che guidare l’auto a 50 all’ora in centro non è andare piano». —

Stefano Ciervo

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