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Bonaccini a Ferrara “vota” disgiunto: «M5s e sinistra, pensateci»

Il governatore: rischiate di essere i migliori alleati della Lega, l’identità è salvabile. E si pone come difensore della sanità pubblica «pure per chi ha votato a destra»

FERRARA. La prima missione di Stefano Bonaccini, nella sua tappa ferrarese di fine campagna elettorale, è stata completata: riempire una piazza, «perché abbiamo sbagliato a ritirarci dalle piazze», e bisognava rispondere ai leghisti che avevano stipato «la piazza di Maranello, ma la conosco bene, è piccola eh? ». E piazza Verdi, la “bomboniera” della città scelta proprio perché raccolta e di dimensioni ridotte, faceva la sua figura con oltre 500 persone accalcate con qualche bandiera di Er Coraggiosa, Pd e Volt, questa sera (19 gennaio) al freddo delle 19. 45, quando il governatore è arrivato dopo il pomeriggio a Comacchio. In entrambe le tappe ferraresi Bonaccini ha picchiato sui due tasti “roventi” del suo rush finale: la sanità pubblica e il voto disgiunto. Con l’aggiunta di un pizzico di Nicola Lodi, il vicesindaco leghista inquilino Acer che ha fatto impazzire l’applausometro quando il governatore ha detto «a proposito del loro “prima gli italiani nelle case popolari”, comincino a liberarle chi ha un certo reddito».

Doppio affondo


Bonaccini ha riservato ai giornalisti una ruvida carezza all’ex avversario di Assemblea regionale, «con Alan Fabbri ho un buon rapporto ma non mi sembra che il “modello Ferrara” di governo stia brillando, non ho visto rivoluzioni. La vicenda Solaroli? Spero la chiariscano, loro che dicevano “non ci sarà più bisogno della tessera di partito per lavorare”». A scaldare la piazza ci ha pensato il segretario regionale Paolo Calvano («Ferrara c’è, per chi aveva dubbi»), poi la quarantina di minuti d’intervento del governatore che vanno presi dai concetti finali. Anzitutto la difesa della sanità pubblica contro le intenzioni della rivale Lucia Borgonzoni di «introdurre il modello veneto e lombardo, cioè di privatizzarla a metà per ridurre l’Irap. Ecco, se vincerò garantisco che la sanità resterà in massima parte pubblica, e insistite con l’operaio, il commerciante, il disoccupato che magari fanno fatica a tirare avanti e hanno votato Lega alle Politiche: volete che le cure restino gratuite o con un minimo contributo, oppure correre il rischio di ritrovarvi anche voi a doverle pagare ad un privato? ».

Già pronto il secondo tema: «A sinistra ci sono addirittura tre liste, rischiano di essere il miglior alleato della Lega. C’è il voto disgiunto, non è necessario rinunciare alla propria identità. E anche agli M5s dico di pensarci, come farà la consigliera regionale Raffaella Sensoli». In mezzo i grandi risultati dell’economia emiliana e le ultime “cartucce”: «Tra poche ore diremo come rendere gratuito il trasporto scolastico e dare un posto a tutti negli asili nido». In sottofondo «la umiliazione di Borgonzoni, candidare una donna per noi nasconderla è poco dignitoso». Alla fine pochi selfie, molti saluti vecchio stile.

Laguna amica

In precedenza Bonaccini era stato a Comacchio dove aveva puntato sulla operazione waterfront per una riqualificazione complessiva della costa con 32 milioni di euro da Cattolica a Comacchio, e la metropolitana di costa che collegherà i cento chilometri della Riviera senza inquinare. Anche lì c’erano i candidati Marcella Zappaterra, Simonetta Renga e Dario Maresca, assieme al candidato-sindaco Marco Fabbri «per la prima volta il territorio esprime un candidato comacchiese che rappresenterà tutto il Delta». Isolata contestazione di Manrico Mezzogori, «Ave Bonaccini! Basta con nuovi centri commerciali». –

(ha collaborato Katia Romagnoli)