Ferrara, adozioni animali più difficili: «Le black list fanno solo danni»

Segnalazione di una volontaria: persone senza motivo in elenchi di “cattivi”. Denuncia di un allevatore della provincia: qualcuno ci lucra, mi sono levato subito

FERRARA. Esiste e non è un segreto una black list delle adozioni di cani e gatti, ossia una lista nazionale con i nomi di persone ritenute non adeguate ad avere animali domestici. Effettivamente si tratta di un servizio utile, ma purtroppo qualcuno se ne approfitta, magari per questioni personali o ragioni economiche.

«Stimo e trovo lodevole il lavoro di molti volontari per svuotare canili e gattili, dando una buona adozione a queste creature che ci danno tanto amore - spiega la volontaria ed ex consigliere del Comune di Formignana, Barbara Grassilli -. Il lavoro che fanno, mettendoci passione, tempo e denaro è enorme e prezioso, ma come in tutte le cose quando si perde la misura, si possono fare guai. In qualità di guardia ecozoofila ho esperienza in controlli pre affido, cioé il controllo e colloquio effettuato per valutare se la futura famiglia-persona, è idonea o meno ad accogliere l’animale. Credo che bisogna entrare in casa degli altri con rispetto e ponendosi in modo collaborativo, valutando (anche se non è sempre facile) con chi stiamo parlando. Purtroppo, devo dire che ho visto spesso possibili buone adozioni precluse ad un animale per futili motivi o perché il possibile adottante era in questa famigerata “black list”. Proprio su queste “black list” vorrei puntare il dito, visto che a tuttora i criteri ufficiali ed oggettivi non ci sono, a parte i casi di persone segnalate alle autorità e casi gravi. Mi sono imbattuta spesso in volontarie che spinte da malsana ed ossessiva protezione dell’animale, con la scusa di fare del bene, hanno fatto del male. E possibili adottanti, magari persone non perfette ma sicuramente amanti degli animali e disposte ad accoglierli, si sono sentite dire di no, perché erano in questa “black list”, che mi risulta nate spesso dal passaparola, con criteri spesso poco oggettivi, per “sentito dire”, impressioni personali, antipatia o simpatia. Trovo vergognoso sia preclusa una buona adozione ad un animale che rischia, altrimenti, di passare la sua vita in canile o gattile. O, peggio ancora, assistere molto spesso a lotte interne fra volontarie, invece di collaborare per il bene dell’animale. Credo sarebbe ora di fare chiarezza sui criteri di queste ”black list”, vagliando attentamente le persone pronte all’adozione. E attenzione alla nostra provincia: un amico volontario veneto mi conferma che le “black list” sono follie che non tengono minimamente in considerazione per le adozioni, ma io so per certo episodi avvenuti nel Ferrarese».


Il funzionamento. Difficile entrare in questa rete di volontarie, ovviamente chiusa, per capire come funziona il concetto della “black list”, ma il titolare di un allevamento di cani della nostra provincia ne è uscito da poco, ecco il motivo: «Questa rete funziona bene - spiega l’allevatore chiedendo l’anonimato -, specialmente per i tanti randagi, in particolare al Sud Italia. Le volontarie sono attive per trovare una casa a questi animali, seguendo sia il preaffido che il post affido, per verificare se le famiglie sono adatte all’adozione. Per la mia esperienza posso dire che tali controlli vengono effettuati nel miglior modo possibile, chi finisce nella “black list” non è per una semplice segnalazione, bensì perché è noto per aver fatto male a qualche animale, oppure prende un cane visto su una delle pagine Facebook dei volontari, poi quando il cucciolo arriva non gli va più bene e lo restituisce o lo abbandona poco dopo. So anche del caso di un cane non voluto perché giocando aveva mangiucchiato le Nike del figlio. Dalla rete, però, ho deciso di uscire per un altro motivo, perché purtroppo anche in questo mondo c’è quello che definisco “mercimonio”, dove la maggior parte delle persone è realmente volontaria, ma vi è chi ci guadagna. L’episodio che mi riguarda risale ad un paio d’anni fa, quando feci la “staffetta” per un cane abbandonato a Napoli, ovvero sono andata a prendere l’animale che doveva essere adottato da una famiglia del Comune di Fiscaglia. Qualche tempo dopo la nuova proprietaria del cane mi disse che dalla rete le avevano chiesto un rimborso spese per il viaggio, che a me non è stato dato e comunque volevo. Perciò sono uscita».

Pro e contro. La conferma delle “Black list” nel Ferrarese arriva dalla responsabile di un’associazione animalista locale: «È così, al nostro interno abbiamo tutta una serie di nomi di persone ritenute non adatte all’adozione, ma di certo non basta una segnalazione o il passaparola. Se qualcuno finisce in quella lista è per aver fatto qualcosa di grosso a danno di un cane o un gatto».

Prova a fare chiarezza sulla vicenda Claudio Castagnoli, comandante della Polizia provinciale: «Personalmente non sono a conoscenza dell’esistenza di queste “black list”, perché esistono in Italia e nel Ferrarese numerose reti di volontarie e ognuna ha il proprio funzionamento. So, però, che canili e gattili per le adozioni fanno verifiche accurate dell’idoneità di chi vuole prendere l’animale e - sinceramente - non credo basti il passaparola per segnalare una famiglia inadatta. Anche perché spesso vi sono segnalazioni poco credibili, vanno sempre verificate, si va dalla persona che segnala il vicino di casa perché non porta a spasso l’animale - ma non può certo controllarlo h24 - o, ancora, persone che segnalano qualcuno per maltrattamenti, solamente perché il cane non sta in casa con la copertina... ma è comunque in un ambiente sano e protetto». —