Testa a testa in città. Il Pd: noi oltre la ztl. La Lega incolpa i 5s: ora l’effetto Fabbri

La forbice tra gli sfidanti si è richiusa. I dem ora puntano alla periferia. Lodi: qui come nei grandi centri. C’è chi chiede di riorganizzare il partito 

FERRARA. Non è che il voto regionale di domenica stia provocando chissà quali sconquassi in città, ma certo quel filo così esile, 0,2%, tra la candidata di centrodestra Lucia Borgonzoni e il governatore riconfermato Stefano Bonaccini, a pochi mesi di distanza dal “forbicione” che alle Comunali ha dato una comoda vittoria ad Alan Fabbri, qualche inquietudine trasversale ai due grandi partiti la suscita. I dem hanno ripreso coraggio e guardano con interesse al mancato effetto-Fabbri e alle Sardine come carburante per riavviare un motore ancora ingolfato, soprattutto in periferia. In casa Lega si esibiscono invece tranquillità e analisi che incolpano di volta in volta le stesse Sardine, l’effetto “grandi città” o Forza Italia, anche se qua e là affiorano accenni alla bulimia dei territori nei confronti della città e all’opportunità di differenziare i ruoli di partito da quelli amministrativi.

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Il conteggio dell’ex candidato sindaco Aldo Modonesi, 2.000 voti in meno della Lega e 5.000 in più del Pd, autorizza a dire che «non è mai vista una luna di miele più corta di quella di Fabbri con la città. Sicuramente il “modello Ferrara” esaltato da Salvini ne esce ridimensionato. Non sappiamo - ragiona l’attuale capogruppo dem - se è dovuto ai metodi del vicesindaco, ai silenzi del sindaco o altro, ma ce n’è abbastanza per dire che la nostra azione di opposizione di questi mesi comincia a produrre risultati e deve continuare». Modonesi avverte che «non è il caso di esaltarsi», e ammette i deficit dem a livello territoriale: «Siamo usciti dai confini della ztl, per usare un’immagine spesso evocata in questi mesi, ma nelle frazioni più lontane serve costruire una presenza».

Proprio da quest’ultimo punto parte la consigliera Ilaria Baraldi, che in veste di segretaria comunale cercò di allargare il perimetro dell’alleanza e i riferimenti del partito: «L’azione pre-elettorale ci ha lasciato qualcosa, di certo il Pd non può riprendersi da solo e su questo le Sardine ci hanno già dato una mano, aiutandoci a tornare in piazza. È però tornato il momento, con l’orizzonte sgombro da appuntamenti elettorali, di tornare un po’ in giro per il territorio, nelle frazioni, a prendersi qualche “schiaffo” e sentirsi dire dove abbiamo sbagliato. È da molto tempo che il partito non lo fa più, io sono pronta - dice - a muovermi ma devono essere le segreterie a organizzare». Baraldi guarda anche in casa centrodestra, «le maggioranze si reggono su equilibri, penso che gli elettori più moderati stiano cominciando a porsi domande sull’amministrazione a trazione leghista che oltre ad aumentarsi gli stipendi e presidiare i media, null’altro ha fatto di concreto».

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Dopo un giorno di silenzio, «abbiamo molto da fare in Comune», anche il vicesindaco e segretario comunale, Nicola Lodi, prende in mano il risultato elettorale: «Sono soddisfatto per due motivi: è andata molta più gente a votare e noi abbiamo aumentato il divario con il Pd, e in generale abbiamo tenuto nonostante l’effetto grandi città. A Modena, Bologna, Ravenna per noi è stata più difficile, così in parte anche qui. Sul voto al presidente ha inciso l’accordo nazionale M5s-Pd per il disgiunto, ma i dem non si devono illudere: bisogna lavorare molto di più di qualche mese, io ne so qualcosa, per cambiare gli equilibri». E i fattori locali, come il mancato effetto-Fabbri e i suoi metodi e linguaggio poco istituzionali? «Ma io non sono mai cambiato, ero così anche quando mi hanno votato i ferraresi - rileva con sincerità Lodi - Quando sono nelle sedi istituzionali mi comporto però di conseguenza. Questa amministrazione non si può poi giudicare in pochi mesi, con il vecchio bilancio vigente. Le Sardine? Non fanno proposte, non hanno contato sul voto».

Su questo aspetto non è d’accordo il “decano” Giovanni Cavicchi, «le Sardine sono state fondamentali per mobilitare il voto di elettori in altri tempi attratti dal M5s». Ma il “cittadino” Cavicchi mette anche sul tavolo un paio di elementi accuratamente evitati dalle analisi ufficiali: «Anche questa volta abbiamo ceduto il passo agli amici dell’Alto e del Basso Ferrarese, speriamo che la prossima volta tocchi a noi» con riferimento al derby per il seggio tra il bondenese Fabio Bergamini, la comacchiese Veronica Negri e il centese Marco Pettazzoni; e poi «sull’analisi del voto attendiamo una convocazione del Direttivo: certo che il doppio incarico ricoperto sia da Fabbri che da Lodi porta un po’ di stasi nel partito». E c’è chi si aspetta dal gruppo delle consigliere, da Catia Pignatti a Rossella Arquà fino a Francesca Savini, una “Opa”sulla segreteria comunale sul modello Borgonzoni.

Il capogruppo leghista, Benito Zocca, preferisce concentrarsi «sull’azione del governo cittadino nel 2020, qui si misurerà l’effetto Fabbri. Sul voto secondo me ha inciso solo il disgiunto, degli M5s e anche da parte di Forza Italia, ma si tratta comunque di uno scostamento poco significativo. Qualche elettore mi ha chiesto dei casi Lodi e Solaroli? Sì, non viviamo sulla luna e anch’io ho subìto attacchi. Ma si tratta di poche persone e non penso abbiano inciso sul voto». —

Stefano Ciervo

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