Dallo studio Demos emerge lo scontento dei ferraresi, amministrazione regionale bocciata nei sondaggi

Giudizi anomali emergono dalla ricerca che anticipava il voto di domenica: il 26,5% dei cittadini in città e dintorni considera l’Emilia guidata peggio di altre, la media è il 15% 

l’analisi

Gli esperti di statistica considerano i dati troppo al di fuori della media delle anomalie da “sterilizzare”, per non inficiare le prestazioni dei modelli previsivi basati appunto sulle serie storiche. Per chi invece cerca di cogliere la sostanza che c’è dietro i numeri, un dato che spicca rispetto agli altri diventa interessante perché può essere un punto di partenza per ricostruire una storia. Sembra essere il caso della elevatissima percentuale di ferraresi che dà un brutto voto alla Regione, dato spuntato nella tabella centrale del sondaggio Demos di Ilvo Diamanti per le elezioni emiliano-romagnole, molto richiamata in questi giorni in quanto già a metà dicembre aveva fotografato tendenze poi cristallizzate dal voto di domenica. Quel numero svela un malessere, assolutamente anomalo per intensità, degli elettori ferraresi nei confronti dell’amministrazione regionale, la stessa interpretata dal Bonaccini trionfante su Salvini nel nome del «buon governo». E può essere questa la chiave migliore per interpretare la divaricazione del dato elettorale della provincia di Ferrara rispetto alla media emiliano-romagnola: si tratti di percezioni distorte della realtà o invece di presa d’atto di un fossato sempre più ampio che si è creato negli ultimi anni tra l’Emilia felix e i suoi territori più periferici e lontani dai tradizionali centri di sviluppo.


l’indagine

La tabella in questione fa parte del sondaggio Demos compiuto in Emilia Romagna a metà del dicembre scorso, che coglieva un dato di fiducia nei confronti di Bonaccini (48,2 contro il 24,4 di Borgonzoni) in grado di mettere sulla buona strada chiunque si mettesse a fare previsioni sul voto regionale; meglio ancora il 68,7% del campione che giudicava positivamente il lavoro del governatore. La domanda successiva era questa: «Secondo lei, rispetto alle altre Regioni, l’Emilia Romagna negli ultimi 5 anni com’è stata amministrata?». Anche qui la risposta degli emiliano romagnoli era ugualmente rassicurante per Bonaccini, in quanto per il 43,3% degli intervistati ritengono che la loro Regione sia stata amministrata «meglio» rispetto alle altre, mentre un altro terzo abbondante opta per la parità e solo il 15,5% dà un giudizio negativo. Quest’ultima risposta è molto omogenea tra le varie province, in quanto si va dall’11,6% di Rimini al 16,7% di Forlì-Cesena, passando per il 14,9% di Bologna. In mezzo, spicca il dato fortemente diversificato di Ferrara: addirittura 26,5% di giudizi negativi, quasi il doppio della media regionale e dieci punti sopra il secondo dato peggiore. Siamo quasi nel campo delle anomalie statistiche, se non fosse per l’effetto rafforzativo delle altre risposte ferraresi: molto basso è infatti anche il 29,1% di chi non fa differenze tra amministrazioni (Piacenza è addirittura al 42,1%), e perfino chi non risponde è di molto superiore alla media regionale. Il margine di errore dell’intero sondaggio è dichiarato al 2,3%.


C’è insomma da mettere nel conto che questa risposta abbia effettivamente svelato un sentiment diffuso tra i ferraresi, e soprattutto la divaricazione su questo punto tra la nostra e le altre province emiliano romagnole.

l’interpretazione

Come si può interpretare questa anomalia? Poiché in genere si conosce meglio ciò che ci sta più vicino, qualche frammento del puzzle può arrivare dal confronto con le risposte degli altri “frontalieri”: i piacentini, quasi lombardi, tendono infatti a mettere sullo stesso piano l’Emilia e le altre (la Lombardia, si suppone prima pietra di paragone), mentre i riminesi che confinano con le Marche non se la sentono proprio di bocciare il modello emiliano. I ferraresi che hanno di là dal Po il Veneto e sono abituati a servirsi a piene mani dalla sanità di quella regione, potrebbero essere stati influenzati dai “viaggi della salute” nel predisporre la pagella dei confronti.

Ma si può anche aggiungere un altro pezzo del ragionamento, visto che nel dare risposte a questo tipo di questionari si tende a semplificare: quel voto negativo, insomma, può ragionevolmente essere dovuto più al giudizio sul lavoro della Regione nei confronti del Ferrarese, che in astratto rispetto ad altre non meglio identificate Regioni. La tentazione di incastrare questo dato nei flussi elettorali che segnalano la forza anomala dell’onda leghista, anti-Bonaccini, soprattutto nel territorio provinciale, è irresistibile.

a supporto

Gli elettori ferraresi avrebbero, nel caso, elementi concreti per bocciare l’attività della Regione nei confronti del territorio? Bisogna tener conto che si viene da almeno un paio d’anni di campagna elettorale leghista, puntata soprattutto sulle Comunali dell’anno scorso, fortemente improntata allo sforzo di comunicare un’immagine negativa di tutta la filiera di potere che dal Nazzareno arrivava a Palazzo municipale, passando per lo snodo fondamentale della Regione. La questione sanità, almeno a partire dallo spostamento dell’ospedale Sant’Anna dal capoluogo a Cona, è pacificamente intestata quasi per intero alla Regione, e viene costantemente rinnovata dalle peripezie legate alle liste d’attesa, le attese al Pronto soccorso, la ricerca di farmaci rari. Ci sono poi gli indici economici a segnalare il divario molto ampio tra la via Emilia e il Ferrarese, che in questi anni post-crisi non si è affatto ridotto, anzi.

Si può insomma ricorrere a chiavi di lettura diverse o quantomeno aggiuntive rispetto a quelle forgiate in questi mesi (sicurezza, immigrati, degrado ecc.), per interpretare i comportamenti elettorali dei ferraresi, soprattutto se messi a confronto con i “vicini”della via Emiila: è la dinamica innestaca appunto in queste elezioni regionali. —

Stefano Ciervo

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