«Accolta a Conegliano mortificata a Ferrara». Quelle frasi crudeli alla miss senegalese

«Mi fermano per chiedermi se ho freddo come le persone normali. Non credo sia razzismo, ma ignoranza e mentalità chiusa» 

FERRARA. È diventata la vice Miss Senegal in Italia e in piazza le chiedono di fare i selfie con lei. Maguette Sarr, 20 anni, è una studentessa universitaria iscritta a Unife, originaria di Dakar, che da dieci anni vive nel Coneglianese. A Conegliano si trova bene, qualche problema invece lo vive a Ferrara, dove le capita ancora di essere umiliata per strada con frasi pesanti che lei definisce «da ignoranti, più che razzisti», per il colore della sua pelle.

«Conegliano è la mia casa», spiega». È diventata la reginetta veneta del concorso e nella finale nazionale a fine dicembre ha vinto la fascia di “1ere Dauphine”, classificandosi al secondo posto. Il 22 febbraio si svolgerà una festa in città per celebrare la sua affermazione. A Ferrara, al contrario, al posto di gioia e festeggiamenti ci sono frasi e comportamenti che l’hanno fatta sentire derisa e discriminata, anche se Maguette preferisce attribuirli all’ignoranza piuttosto che a vere e proprie manifestazioni di razzismo.


Come è arrivata a Ferrara da Conegliano?

«Ho iniziato il primo anno di Radiologia medica all’Università di Ferrara, dopo essermi diplomata in servizi sociosanitari al Marco Fanno. Il mondo dello spettacolo e della moda mi è sempre piaciuto, ma continuerò parallelamente con lo studio. Mi sono sempre trovata molto bene qui, mi sento casa. Ma m i trovo meglio a Conegliano che a Ferrara, anche per come sono le persone, in tutti i sensi»

Cosa è accaduto?

«Quando cammino per strada a Ferrara c’è chi mi fissa, mi guardano in modo strano, c’è chi mi ha fermato per chiedermi se sento freddo come le persone normali, oppure mi dicono che non posso soffrire il caldo perché sono africana. Non credo sia tanto una questione di razzismo, piuttosto di ignoranza. Non bisogna avere una mentalità chiusa».

Com’è nata l’idea di iscriverti a Miss Senegal in Italia?

«Non avevo mai partecipato prima ad un concorso, ho scoperto la sua esistenza attraverso Instagram. Prima di iscrivermi ho chiesto ai miei genitori cosa ne pensavano, mi sono consigliata con la mia famiglia. Ho scoperto che il concorso è organizzato da un’associazione senegalese (Rose group), che ha lo scopo di promuovere la cultura senegalese, e mi è piaciuto. Ho sfilato con il “Thiossan”, un abito tipico delle regione del nord del Senegal». —

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