Ferrara, il sopravvissuto riconosce la voce di Igor il russo: «E' lui che mi massacrò di botte»

In aula Alessandro Colombani, una delle vittime del killer, ascoltato in videoconferenza dalla Spagna. E lui si difende: «Non ho commesso quelle rapine»

Igor il russo in videoconferenza con il tribunale di Ferrara. La vittima della rapina: "Sì, è lui"

FERRARA. «Sì è la sua voce, l’ho riconosciuta dalle poche parole, ricordo quel tono di voce sulle mie orecchie, 5 anni fa, quando venni aggredito e bastonato». La voce è quella di Igor il russo, alias di Norbert Feher, ovvero Igor Vaclavic, che riempie l’aula del tribunale di Ferrara, dove il killer è sotto processo da oggi, lunedì 3 febbraio, per tre rapine commesse nel 2015. Una di queste, in quel luglio, ai danni di Alessandro Colombani, a Villanova di Denore: lui è l’unico sopravvissuto alle violenze della banda di Igor.

«Sì, sono un sopravvissuto – spiega ai cronisti Colombani – e oggi in quest'aula sono tornato indietro nel tempo, a 5 anni fa, perché quella ferita è sempre aperta, sono i fantasmi che ricompaiono, una cosa che ti rimane tutta dentro che ha cambiato il corso della mia vita e da sopravvissuto oggi sono qui per testimoniare e chiedere giustizia per quelli che non ci sono più».

Il processo a Igor Vaclavic parte da qui, dal riconoscimento della voce scandita in aula, e ascoltata da Colombani: una voce che arriva dalla saletta del penitenziario di massima sicurezza in Spagna, in Galizia, a Texero, da dove Igor spiega ai giudici: «Mi hanno trasferito qui».

Poche parole da Igor nella video-audio conferenza tra la Spagna a Ferrara e solo per questioni tecniche: «Esatto, esatto», scandisce Igor ai giudici che gli chiedono se dà consenso alla nuova nomina dell’avvocato difensore, Gianluca Belluomini. E per la videoconferenza, idem: «Certo, ho dato il mio consenso anche per questo».

Seduto nella saletta, manette al polso, alcune pagine in mano, non si scompone: nessuno show, di quelli cui ci ha abituati in questi anni di processi. Il suo nuovo legale, nominato di fiducia (è lo stesso che lo ha difeso per gli omicidi di Valerio Verri e Davide Fabbri, la guardia volontaria di Portomaggiore e il barista di Budrio)  – prima ne aveva uno d’ufficio, Cristian Altieri di Ferrara – chiede termini a difesa: ossia la possibilità di studiare le carte dell’accusa per difendere Igor.

«Ho capito perfettamente – dice Igor al microfono –, concordo con tutto quello che chiede il mio avvocato».

E così l’udienza è veloce, velocissima: in un paio d’ore di questioni tecniche e si risolve tutto. Rinvio a mercoledì 5, per i primi atti processuali e per ascoltare il sopravvissuto, Alessandro Colombani, raccontare la notte del terrore che subì da Igor, assieme a Ivan Pajdek e Patrik Ruszo. Poi il calendario delle udienze, fissate per il 13 marzo e infine l'1 aprile, quando si potrebbe avere la sentenza.

Ma per capire di più del processo, occorre ribadire che ad accusare Igor vi sono solo le dichiarazioni dei due complici. Ivan Pajdek e Patrik Ruszo, già condannati per le stesse rapine a 15 e 14 anni. Per questo il pm Andrea Maggioni ha chiesto un confronto tra i due, in aula, con Igor. Che ribadisce attraverso il suo legale che «lui si dichiara assolutamente estraneo a queste rapine. Perché lo accusino gli altri due? Non lo sa, aveva detto che sarebbe una ritorsione dei due verso di lui: vedremo di saperlo in questo processo, dove vuole dimostrare la sua totale estraneità».

Le rapine, come si ricorda, vennero commesse nell’estate del 2015, nei mesi del terrore che anticiparono il delitto più crudele commesso a Ferrara, l’omicidio di Pier Luigi Tartari.

La prima rapina fu quella del 26 luglio a Villanova di Denore ai danni di Alessandro Colombani, che venne aggredito di notte, fuori casa, bastonato, legato e imbavagliato per 70 euro e il bancomat, rubati a Colombani, che, pur non potendo riconoscere nessuno dei suoi aggressori, è convinto che tra loro ci fosse anche Igor, per la sua voce. E oggi lo ha confermato.

La seconda rapina è del 30 luglio a Mesola in casa di Emma Santi, un'anziana 90enne rimasta legata e imbavagliata nel letto per 48 ore (morì anni dopo senza essersi più ripresa).

Infine quella del 5 agosto a Coronella nei confronti di Cristina e Giulio Bertelli, figlia e padre, sequestrati in casa per 5 ore e rapinati. —

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